“E’ da questi gesti che comincia la pace”
Siamo abituati a pensarli intransigenti e radicali, campioni dell’integralismo, nemici giurati. Forse questa è la volta buona per infrangere questa abitudine sbagliata.
Il fatto di cronaca di questi giorni ci sta facendo riflettere e aprire gli occhi, per vedere come stanno le cose davvero. Lontano da stereotipi e cliché.
Shlomo e Maher, l’uno ebreo ortodosso e l’altro arabo, l’uno ricoverato per Covid-19, l’altro l’infermiere che si prende cura di lui; una professione, la sua, che non fa distinzione di razze, sesso, moralità e religione.
Nel lungo isolamento Shlomo vede peggiorare il proprio stato di salute sempre di più. Maher lo sostiene e lo incoraggia, ma le speranze pian piano sbiadiscono.
Ormai si sono abituati l’uno all’altro, sono entrati in confidenza. Quasi amici.
Forse perché quando implacabile la malattia sferra i suoi colpi si azzerano le distinzioni, le questioni di principio, gli orgogli personali e si resta nudi esseri umani o forse, più semplicemente, perché i protagonisti di questa storia sono sempre stati persone autentiche e senza impalcature.
Fatto è che per Shlomo si avvicina il momento della morte. Maher sa che gli ebrei vengono accompagnati al trapasso con la preghiera dello Shemà. Non conosce l’ebraico, ma ha sentito tante volte recitare quella preghiera e ne ricorda i primi versi.
Così mentre Shlomo si spegne, Maher recita per lui la principale preghiera ebraica e… RIP.
Viene voglia di scriverla ovunque questa storia, di farla rimbalzare su tutte le frequenze del pianeta, di gridarla in faccia a tutti coloro che hanno ridotto la fede a un cieco fanatismo, che, oltraggiandola, l’hanno piegata a interessi economici e mire espansionistiche, che l’hanno deturpata, violata, infranta e ingiuriata.
Oggi, grazie a Shlomo e Maher, il volto vero della religione ritorna a splendere, rilucendo del suo genuino sguardo di pace.
Perché, dove c’è autentica spiritualità, non ci sono armi e contese, ma rispetto e comunione.
Perché, a qualunque latitudine, Dio è sempre misericordia.
“Non c’è via per la pace, la pace è la via”.
(Thich Nhat Hanh)



