Il lungimirante sapore della perseveranza
Fino a quanto siamo disposti a batterci per le nostre idee e per i nostri obiettivi, senza lasciarci condizionare dal pensiero comune e omologare dall’alibi del “così fan tutti”? In altre parole, quanto riusciamo ad essere perseveranti?
La perseveranza è una qualità che ricorre nella vita, nel lavoro e nelle relazioni di tutte le persone che si trovano immerse nella loro storia, alla mercé di fatiche, contrapposizioni, intrighi, violenze, tradimenti, insuccessi, crisi, persecuzioni.
Il perseverante è colui che nonostante gli ostacoli non si arrende, che tiene duro nel presente perché ha una meta da raggiungere nel futuro.
Chi glielo fa fare? Evidentemente sente che nonostante la pochezza delle sue forze può cogliere il risultato, crede che ciò che otterrà è più importante delle difficoltà e degli ostacoli che può incontrare. Il perseverante non è colui che non cade mai, ma colui che nonostante le cadute, le tentazioni, i fallimenti, si rialza e prosegue il suo cammino.
Perseverante e testardo sono quindi sinonimi? Assolutamente no! Il testardo è colui che con superbia pensa di essere lui la soluzione, di risolvere tutto da solo, di non sbagliare mai e quindi non impara dagli errori ed è cieco all’evidenza dei fatti. Il perseverante è invece colui che con umiltà e pazienza va avanti nonostante le proprie debolezze, non perché sia convinto della superiorità delle proprie forze, ma perché crede, ha fiducia nell’obiettivo, confida che nonostante lacrime è difficoltà è possibile raggiungere la meta.
La storie è piena di fulgidi esempi di perseveranza. Nel mondo dello sport si pensi ad Alex Zanardi, che nonostante le menomazioni, lo stravolgimento della sua vita si è rimesso in gioco, non si è arreso ala cattiva sorte e ha vinto ancora, anche se in modo diverso dal passato.
In campo cinematografico come non ricordare il film “La Parola ai Giurati”, in cui uno straordinario Henry Fonda, il famoso giurato n. 8, riesce con la sua pervicacia a ribaltare l’iniziale giudizio di colpevolezza che gli altri undici giurati avevano espresso nei confronti di un uomo, ritenuto colpevole dell’uccisione d suo padre, nelle fasi iniziali della camera di consiglio . Fonda, invece, convinto della sua verità, che poi era la verità vera, è riuscito a portare avanti con determinazione la sua idea, in controtendenza rispetto alla stragrande maggioranza.
E Gandhi? Nonostante le difficoltà, la fame, la persecuzione, la malattia ha raggiunto il suo obiettivo di rendere l’India un paese libero. La sua base etica era il “satyagraha”, letteralmente insistenza per la verità. Cioè credo talmente nel messaggio che voglio trasmettere e nella bontà dell’obiettivo da raggiungere che sono disposto ad accettare fatiche, contrapposizioni, violenze, perché la verità vinca e convinca proprio nel senso di “vincere con”: non voglio annientare il mio nemico, ma vincere insieme a lui, portarlo alla verità, convertirlo.
Chi persevera contagia, incoraggia chi gli sta accanto a fare altrettanto. La perseveranza è la convinzione pratica e quotidiana che per vivere bisogna lottare e per lottare ci vuole coraggio, fortezza, capacità di rialzarsi e non mollare.
Il dono della libertà deve essere provato nel fuoco della tentazione. Senza tentazione non sapremmo di essere liberi di scegliere ciò che riteniamo buono e valido e che merita di essere conquistato. Perseveranza in questo caso dice anche capacità di accettare le nostre debolezze e cadute nella tentazione e nel male e poi aprire gli occhi e il cuore, umiliato e sofferente, per proseguire sino alla fine, cioè fino a donarsi totalmente per amore.
Perché solo chi ama conosce il valore della perseveranza e trova le forze e il coraggio di perseverare senza tentennamenti.
Chi ama infatti non vede ostacoli e soprattutto non calcola mai i sacrifici e le sofferenze da mettere in conto.
“Dalla meta mai non toglier gli occhi” (Alessandro Manzoni).



