Il sogno di una mamma che impara e di un figlio che insegna
Quello sguardo ogni mattina tra Milos e Tina, sul portone d’ingresso della scuola, non è mai lo stesso. Perché c’è sempre qualcosa di nuovo, fosse soltanto una carezza o un battito di ciglia in più. L’unica certezza che non muta è la speranza di un riscatto, che la madre ripone nel figlio anche per se stessa.
Lui, 14 anni, cartella di Spiderman sulle ginocchia. Ma non vuole i superpoteri per spiccare il volo. Gli basta pensare di poter diventare presto un ragazzo come tutti i compagni di classe, anche se Madre Natura gli ha voltato le spalle sin dai primi anni d’infanzia, costringendo a rincorrere (quanto davvero lo desidererebbe fare con le sue gambe!) i suoi coetanei, sempre più avanti in tutto.
Di anni lei ne ha 39, ma ne dimostra almeno 10 in più. E quanto vorrebbe trovarsi al posto di suo figlio. Non sulla sedia a rotelle – ci mancherebbe! – ma tra i banchi di scuola. Perché Tina è analfabeta. Sì, analfabeta. Completamente analfabeta.
Un libro di storia è solo un ammasso di linee informi con tante figure; un quaderno un insieme di fogli bianchi con strane righe diritte, ma non sempre equidistanti. Per fortuna le matite che Milos porta nell’astuccio le consentono di dare un colore a tutto. Persino alla vita.
Tina è figlia di una scelta. Quella che i suoi genitori, abitanti in un villaggio dell’ex Jugoslavia fuori da ogni radar, sono stati costretti a fare per i loro sette figli. I maschi a lavorare, le donne a governare casa e bestiame. E fermarsi qui, senza indugiare in altri particolari, è quantomai opportuno.
Resta un mistero come entrambi siano arrivati in Italia. Ma aggiungerebbe nulla ad una situazione originata in un contesto di miseria estrema, sotto tutti i punti di vista, ma che potrebbe condurre nonostante tutto a intravedere una luce, ora ridotta a poco più che ad un alone, persino ambizioso. Parente prossimo del buio.
Con quale occhi guardare al domani quando manca, è proprio il caso di dirlo, l’abc del presente? Con quelli di una dignità che a Tina non è mai venuta meno. E con un sogno che, anche se non si dovesse tradurre in realtà, conserverebbe un’intrinseca bellezza. Unica. Quasi commovente.
Il sogno di Milos è dire prima o poi addio alla sedia a rotelle. Forse irrealizzabile. Quello di sua madre vede Milos artefice. Come?
Un venerdì pomeriggio diverso da tutti gli altri. Le parole che pronunciò Tina furono inequivocabili e restarono scolpite nella memoria dei genitori che le facevano corona. Lei, che aveva sempre desiderato sedere tra i banchi di scuola. “Imparerò a leggere e a scrivere da mio figlio. Sarà lui il mio insegnante”.
E davvero quello sguardo fu diverso da tutti gli altri.
Ancora una volta.
“Da qualche parte oltre l’arcobaleno il cielo è azzurro e i sogni impossibili diventano realtà” (Judy Garland).



