Illustre nominando Ministro del Lavoro…
…glielo scrivo subito: vorrei essere al Suo fianco per affrontare questo momento storico!
No, non sto avanzando la mia candidatura a un posto di sottosegretario: non nutro velleità politiche. Provo solo a mettermi nei Suoi panni, da operatore del settore, e sento il brivido del tempo presente: tempo di crisi, di disoccupazione (l’Istat proprio ieri ci dice che in un anno quasi 600.000 persone hanno perso il lavoro), di decrescita economica (sotto di quasi 9 punti percentuali), di decremento della produzione industriale (siamo a -11,4%), ma anche tempo di ricostruzione, di nuove opportunità, di soluzioni innovative.
È il momento decisivo per intervenire in un settore che da molto tempo esigeva un rilancio e sul quale la pandemia si è abbattuta inesorabilmente. Su una situazione deprimente si dischiude oggi, finalmente, l’occasione di uno slancio senza precedenti: persone competenti, dotate della giusta visione e di spiccata sensibilità per le problematiche degli attori sociali, come Lei, insieme a miliardi di risorse che, oculatamente e programmaticamente investite, potranno realizzare un nuovo miracolo economico.
La Sua sarà una delle agende più fitte della nuova compagine governativa. Avrà solo l’imbarazzo della scelta nello stabilire le priorità da tradurre quanto prima in fatti concreti. Intanto la fatidica data del 31 marzo è più vicina di quanto sembri e da come verrà gestita costituirà una sorta di cartina di tornasole per comprendere l’atteggiamento complessivo che adotterà rispetto a tanti altri temi.
Vogliamo parlare della riforma degli ammortizzatori sociali? Della rifondazione di un corpo di politiche attive valido, che mitighi nell’ottica di una ricollocazione seria le fasi di assenza di attività per disoccupati e inoccupati? Della necessità di rimodulare il sistema previdenziale e di studiare la soluzione migliore per aggirare il cosiddetto “scalone” al termine dell’applicazione di “quota 100”? Dell’esigenza di promuovere adeguate iniziative volte a incoraggiare e favorire il passaggio al digitale di tutte le realtà imprenditoriali, soprattutto di quelle impegnate a competere anche nei mercati esteri?
Proseguiamo, per difetto, naturalmente. Una ristrutturazione di ambiti e competenze di tutti gli uffici periferici in capo al Suo ministero, che spesso risultano distanti e non allineati alle dinamiche del mondo produttivo. Una sburocratizzazione, che non significa per forza “deregulation”, ma, di converso, riduzione e/o disapplicazione di norme “figlie” di un contesto sociale e lavorativo diverso da quello attuale. Una vigilanza premiante per le società in regola e rigorosa fino alle estreme conseguenze per quelle che non sono tali, soprattutto dal punto di vista del rispetto delle norme in materia di salute e sicurezza e di contezza retributivo-contributiva.
Mi fermo qui, anche se tante altre criticità meriterebbero di essere poste al centro dell’attenzione. Ma chi più di Lei sarà in grado di individuare le soluzioni migliori per invertire la rotta?
Un invito, infine, prima di congedarmi. Pur tenendo in debita considerazione gli impegni istituzionali che dovrà inevitabilmente onorare, lasci spesso vuota la Sua poltrona e la Sua scrivania al Ministero per far visita in prima persona a quei siti dove il lavoro nasce, si crea e molte volte si “inventa”: le nostre aziende, piccole, medie o grandi che siano. Si renderà conto che esistono ancora molte distanze da colmare tra “palazzo” e imprese e che un maggiore raccordo tra questi due ambiti potrà procurare benefici all’intero sistema paese.
Allora, è proprio il caso di dirlo: buon LAVORO, Ministro!
P.S. Mentre scrivo ancora non si conosce l’identità del prossimo Ministro del Lavoro. Forse sono solo un sognatore, ma è mio sincero auspicio che possa davvero incarnare quanto sopra.
Possibile? Spero sia giunto il momento.



