Intelligenza artificiale, dagli States una nuova frontiera per sindacato, aziende e lavoratori?
Il tema è oltremodo complesso per le profonde trasformazioni che potrebbero scaturire dalla sua applicazione. A tutto ciò si affianca un dibattito, sotto certi aspetti molto sfidante per il contemperamento dei diversi punti di vista, che vede seduti allo stesso tavolo ideale fautori della tecnologia più spinta, difensori a prescindere dell’ortodossia del diritto del lavoro, e non solo, e innovatori. Con la politica affacciata al balcone, pronta a dire la sua dal punto di vista regolatorio.
Quel che è certo è che nulla sarà come prima rispetto al diffondersi dell’intelligenza artificiale. Anche per il sindacato e la (potenziale) nuova missione a cui potrebbe essere chiamato?
Dagli Stati Uniti giunge un segnale interessante sulla capacità di guardare un po’ più lontano delle consuete e identitarie rivendicazioni da parte delle organizzazioni di rappresentanza dei lavoratori. E il settore da cui proviene è di quelli trainanti per l’economia stelle e strisce.
Al termine di un lunga fase di sciopero il sindacato degli sceneggiatori di Hollywood è stato in grado di raggiungere un accordo a beneficio dei propri iscritti che, oltre a contemplare il “canonico” aumento di stipendio, ha fissato dei criteri in base ai quali poter decidere se ricorrere o meno all’intelligenza artificiale.
Scritta così, sembra un risultato di poco conto. Invece stabilisce un principio molto importante, al di là di tutte le pressioni che le grandi aziende della Silicon Valley in generale stanno esercitando nei confronti delle autorità per garantirsi allo stesso tempo ritorni economici dei loro prodotti e tutele legali: è possibile sfruttare i vantaggi dell’intelligenza artificiale, orientandone i riflessi e le ripercussioni dal basso e non dall’alto.
La tecnologia al servizio dell’uomo e non l’uomo al servizio della tecnologia. Uno slogan apparentemente fine a se stesso, che non sgombra il campo dalla diffidenza di quanti sostengono che l’intelligenza artificiale avrà un impatto dirompente nella società e nel mondo del lavoro in generale.
Ma di fronte ad un fenomeno ormai inarrestabile, l’atteggiamento lungimirante sarebbe quello di non attendere passivamente gli eventi, ma, una volta compreso del tutto quello di cui questa nuova tecnologia sia capace di fare – questo è il vero banco di prova – assecondarne gli orientamenti o arginarli per non trovarsi spiazzati di fronte ad una novità epocale.
Ecco allora che risulta strategicamente importante che aziende e lavoratori siano sintonizzati sulla stessa lunghezza d’onda e i secondi non subiscano decisioni prese dalle prime. A tal proposito sempre dagli Stati Uniti arriva un messaggio chiaro: l’80% dei lavoratori muterà le proprie mansioni in conseguenza dell’adozione di processi che prevedano l’intelligenza artificiale. E quanto questo mutamento di mansioni sarà sinonimo di perdita irreversibile del posto di lavoro?
Al di là delle diverse latitudini – perché l’Europa non avrà un destino diverso – fondamentale si rivela l’implementazione di un processo di formazione e di comunicazione preventiva ad ogni livello che, scevro da qualsiasi posizione pregiudiziale, possa davvero spiegare nel profondo il destino che attenderà aziende e lavoratori.
Che questa possa rappresentare una nuova frontiera di collaborazione innovativa tra mondo delle imprese, organizzazioni sindacali e, perché no, mondo accademico?
Piuttosto che pensare alla mera difesa di posti di lavoro, si tratterà di definire nuovi modelli operativi alla luce di professionalità tutt’altro che consolidate e, proprio per questo, ancora tutte da scoprire e da costruire.
Il viaggio è appena cominciato.



