La confessione di Alfredo. A se stesso
Aveva osservato cadere quella foglia, unica di quell’olmo già rigogliosissimo e ora del tutto spento, quasi con timore. Come se il suo lento adagiarsi al terreno, dopo mille volteggi nell’aria, significasse qualcosa anche per se stesso. Qualcosa di cui avrebbe voluto liberarsi.
Era da solo Alfredo. Una situazione insolita, perché non vi era un minuto durante la giornata in cui non ricercasse lo stare con gli altri. E non importava se si trattasse di amici di vecchia data o di semplici conoscenti. Gli bastava che fossero persone. Anche qualunque. Anche mai viste prima.
Fuggire da tutto e da tutti. Era giunto il momento in cui accompagnare con la mente il proprio respiro, a tratti ansimante, e salire a bordo della sua vita, ormai avviata verso la parabola discendente, per tornare indietro. Un viaggio, però, di quelli senza fermate intermedie. Dove tu sei macchinista, controllore e passeggero.
Le porte si chiudono. Il treno parte. Alfredo vorrebbe intanto già essere arrivato a destinazione e togliersi quel peso una volta per sempre. Ma non ci riesce.
Non gli resta quindi che cominciare. Per finire presto. Balbetta le prime frasi, poi diventa un fiume in piena. “Ora che sto bene soffro. Sì, soffro. E non mi importa se pensate che io sia contraddittorio. Lo sono. E ve lo dico io prima che lo diciate voi: sono contraddittorio! Stare bene e stare male è possibile. Ve lo dimostro”.
Il suo cuore appare in difficoltà all’incedere impetuoso di quelle parole. I battiti diventano persino rumorosi, non semplici impulsi ritmici. Di ritmico, anzi, non c’è più nulla.
“Vivere in un sogno. Di quelli, però, che quando si realizzano come vorresti, ti risvegli e lo tocchi con mano per poterne assaporare l’essenza. E non lo lasci più. Perché quel sogno lo sto vivendo ora. Il sogno di chi ha compreso che la realtà è duplice. C’è la realtà attuale, che voglio godere in pienezza, chiusa in uno scrigno dorato, alla quale non intendo rinunciare. E la realtà del passato. Dura, inquietante, pericolosa al solo ricordo, ma bella comunque”.
Ma il passato è una realtà? Pausa. Forse per comprendere al meglio il significato di quelle parole, che gli sembrano contraddittorie come lui. La realtà del passato, pericolosa al solo ricordo, ma bella comunque? Qui c’è dell’altro, oltre alla contraddittorietà.
“Allora apprezzi le persone e le cose – riprende Alfredo – quando ti volti indietro e ti chiedi: come ho fatto a buttare anni di vita a rincorrere l’effimero, a non accorgermi delle occasioni sprecate, a pensare di sfidare persino consapevolmente il baratro, per poi non riuscire ad evitare di finirci dentro? No, non voglio due vite per recuperare nella seconda ciò che fosse andato sprecato nella prima, perché poi non ne basterebbe una terza per giustificare entrambe. Mi va bene questa. E non è poco”.
Intanto quell’unica foglia dell’olmo chissà dove si troverà. Sarà sopravvissuta al suo stesso istinto di libertà, sussurrando al vento dove voler andare?
Fine del viaggio. Alfredo era già sceso. Nei suoi occhi albergavano poche lacrime, che era comunque riuscito ad arginare. Merito di un sorriso di chi è di nuovo ai nastri di partenza, zaino in spalla e navigatore già acceso, per proiettarsi lungo un’altra destinazione. Con un animo rigenerato. Con una speranza certa.
Senza rimorsi. Senza rimpianti.
Perché il tempo è ora.
Il tempo è questo.
“Devo liberarmi del tempo e vivere il presente giacché non esiste altro tempo che questo meraviglioso istante” (Alda Merini).



