La luce nel buio. Il buio nella luce
Giorno e notte, con una frequenza cadenzata, con un ritmo che ci predispone a vivere prima l’uno e poi l’altra, poi l’altra e poi l’uno, senza un prima o un poi, ma tutto all’insegna di un continuo divenire.
Alla luce si alterna sempre il buio. Il buio cede sempre il testimone alla luce. In una città dal nome impronunciabile, Utquiagvik, in Alaska, oltre il Circolo Polare Artico, questo buio ha però cominciato il suo ininterrotto percorso fino ai prossimi due mesi, per poi fare altrettanto in occasione del prossimo solstizio d’estate con una omologa fase di luce.
Senza invadere il campo medico-scientifico per capire come si sviluppa il metabolismo degli abitanti di quella località, chissà qual è l’autentico sapore di un’esistenza che durante la cosiddetta “notte polare” ti consente di ricorrere a quella artificiale come unica fonte di luce.
Oppure, al contrario, pensando alla situazione più semplice, cosa significhi dormire quando in cielo le stelle sono occultate dal sole. Oppure non poter godere lo spettacolo del tramonto che, se da un lato ti invita a riflettere su qualcosa che sta per finire, dall’altro ti predispone comunque verso l’attesa di un domani. O di un sogno che vorresti si realizzasse.
E la nostra vita? Preferiremmo trascorrerla sapendo a priori di poter certamente godere di sicuri periodi di luce, di giubilo, di felicità, che nessuno potrà mai sottrarci? E, in senso opposto, con quale consapevolezza affronteremmo invece le lancette di un orologio che sembrano ferme quando giunge il tempo altrettanto sicuro di essere immersi nelle tenebre e nell’apparente assenza di una speranza?
La bellezza del dubbio rende la vita un palcoscenico unico, con quell’alea che, per quanto si accompagni spesso a un destino tutto da scrivere, rappresenta l’imperscrutabile dietro cui si nascondono allo stesso tempo il buio e la luce.
Luce del sole, quindi, sempre sinonimo di piacere, di benessere, di gratificazioni? O buio nel quale restare vigili e concentrati, perché la luce prima o poi ritornerà proprio in funzione di quanto il buio e le tenebre ci avranno insegnato?
Se provassimo a chiederlo agli abitanti di Utquiagvik, la risposta non sarebbe affatto scontata. Nel loro caso luce, infatti, non significa sinonimo di vita, ma tempo d’attesa di chi sarà capace di apprezzarla veramente solo perché sa che prima o poi il buio farà di nuovo capolino.
E allora buio e luce esisteranno sempre nel loro alternato incedere. Perché il buio e la luce non saranno semplici metamorfosi cromatiche e visibili dello stesso fenomeno, passando dal giorno alla notte, dalla notte al giorno, ma scelte e orientamenti che saremmo in grado di dare alla nostra vita.
Amo la luce perché mi mostra la via. Ma amo anche il buio perché mi mostra le stelle (Og Mandino).



