La vita in fiamme
Può una vita, in quel momento letteralmente appesa ad un filo, essere elevata a spettacolo aberrante, non per volere della povera vittima – morta dopo un mese e mezzo di agonia – ma con l’esclusivo scopo di darlo in pasto ai social?
Neppure la condanna morale più sprezzante sarebbe in grado di fare da contraltare all’episodio di cui è stato sfortunato protagonista un uomo di 53 anni, attinto dalle fiamme improvvisamente sprigionatesi all’interno dell’abitacolo della sua auto sul Grande Raccordo Anulare di Roma.
Tra tante vetture che nella totale indifferenza hanno ignorato l’accaduto, ce n’è stata una in particolare che non solo al pari delle altre non si è fermata per tentare di soccorrere il malcapitato conducente. Ha fatto di più: il balordo (per usare un eufemismo) ha chiesto al guidatore di rallentare per filmare quella scena agghiacciante e condirla persino con commenti ironici. Per poi diffonderla in rete.
La giustizia ora farà il suo corso. Magra consolazione, visto che ai due personaggi, quando verranno individuati, questo riprovevole comportamento potrà costare al massimo una denuncia per omissione di soccorso.
Ma ciò che più di ogni cosa lascia sconcertati nella dinamica di questo episodio è la constatazione che il significato autentico della vita, soprattutto quella degli altri, viene posto alla mercè di un like o di una faccetta sorridente.
E sarebbe oltremodo riduttivo pensare che la categoria alla quale appartengono di diritto cameramen e aiutante in campo di questo indegno cortometraggio sia circoscritta a pochi esemplari in un mondo che invece rema completamente dall’altra parte.
Niente di più sbagliato. Perchè se soltanto ci si fermasse un attimo e a mente fredda si analizzassero le modalità attraverso le quali la vita viene frequentemente violata nelle forme più disparate, a partire dai più deboli, si constaterebbe quel clima di pericolosa sottovalutazione della sua fondamentale unicità.
Vana è ogni nostra speranza se di fronte ad episodi del genere il sentimento di indignazione durasse soltanto pochi secondi dopo l’acquisizione della notizia e non si tramutasse in azioni concrete e costanti nel tempo. Come, ad esempio, una rivisitazione dei comportamenti ispirati a valori veri e orientati al rispetto del prossimo e della sua dignità di essere umano.
Che parta in primis da ognuno di noi questo moto di riscatto interiore prima di puntare il dito verso l’altro.
“Chi salva una sola vita, salva il mondo intero” (Talmud).



