Lui ha vinto lo stesso
Sembrava già tutto pronto: contro quella vita, che aveva tentato di voltargli le spalle, era pronta la più grande delle rivincite. Un viaggio lungo 11 metri, un pallone che gonfia la rete e quelle braccia al cielo distese anche per afferrare il destino avverso e ridimensionarlo del tutto.
Invece quel pallone vola e cambia la sua destinazione. E quel destino avverso si fa ancora una volta beffe di lui – dopo aver già tentato di minare i suoi progetti di uomo, di marito e di padre – nel modo forse peggiore: quello, cioè, di aver determinato attraverso il suo insuccesso anche quello di tutta la sua compagine.
Allora la vita, che doveva restituirgli tutto con gli interessi, ecco che si riprende di nuovo tutto.
Dal mondo del calcio arriva la storia di M, il calciatore del Lecce che, dopo aver scoperto di avere un tumore, è rientrato sui campi di gioco per cercare di sospingere i suoi colori al ritorno nella massima serie. E invece…
“Io ho vinto lo stesso”: lo ha detto pochi giorni prima di cercare di trasformarlo, quel rigore, e sicuramente questa è la certezza che continua ad accompagnarlo, anche dopo che quel tiro indirizzato sopra la traversa ha fatto svanire la serie A alla sua squadra.
M lo aveva scritto su un post: quando vedi la morte in faccia, il terrore negli occhi dei tuoi cari, compagni di stanza in ospedale che ti lasciano durante il cammino, capisci che un uomo è colui che combatte nonostante le avversità e questa lezione di vita ti rende orgoglioso di te, ancora più desideroso di dare il meglio.
E noi siamo grati per questa testimonianza di dignità, che una volta tanto viene dal mondo del calcio. In questa circostanza si parla di campioni veri, non di quelli effimeri. Al calcio associamo miliardi di euro che si muovono come onde, ma in questo caso – lo ha scritto lo stesso M – i soldi non fanno la differenza.
Quando si combatte contro un tumore, il portafoglio conta poco; valgono di più la determinazione, l’amore per la vita e il peso della sorte.
A chi aveva detto che la sua stagione era finita, M ha mostrato la sua grinta tornando in campo dopo appena due mesi dall’intervento.
Sarebbe stato un finale ad effetto se quel tiro fosse andato in rete e il trionfo nella vita avesse fatto pendant con quello della squadra…
Ma qui non siamo al cinema e il lieto fine è un’altra cosa: non è fatto di incastri perfetti e “tutti vissero felici e contenti”, bensì di battaglie quotidiane, a volte vinte, a volte perse, ma in cui non si risparmia nulla di sé.
E allora: chapeau!
Adesso, caro M, fai le tue visite di controllo e occupati di te, come disse Battiato alla sua anima:
“… e guarirai da tutte le malattie
perché sei un essere speciale
ed io avrò cura di te”.



