Mercato del lavoro: una modernizzazione inevitabile
Formazione e lavoro, inserimento/reinserimento, lavoro ripartito (job sharing), lavoro intermittente (job on call), collaborazione coordinata e continuativa, fornitura di prestazioni di lavoro temporaneo (lavoro interinale), lavoro accessorio, piani di inserimento professionale, stage (tirocinio formativo e di orientamento), borsa di lavoro.
Rapporti atipici di un mondo e di un mercato del lavoro quasi d’altri tempi, alcuni dei quali definitivamente abrogati, altri scarsamente adottati, altri ancora sopravvissuti, ma riformulati in funzione delle esigenze contingenti.
Chi non ricorda il “mitico” contratto di formazione e lavoro, con il versamento della famosa “marca apprendisti” per le assunzioni disposte nel Mezzogiorno, la condivisione e la valutazione del piano formativo individuale all’interno della specifica commissione bilaterale istituita nei centri per l’impiego e il successivo intervento della Commissione Europea, che configurò aiuti di stato alcune agevolazioni contributive non rispondenti agli orientamenti comunitari?
Sostituito poi dal contratto di inserimento previsto nel contesto della cosiddetta Riforma Biagi, a sua volta uscito definitivamente di scena con la riforma Fornero del 2012, esso tuttavia continua ad essere utilizzato da parte delle Pubbliche Amministrazioni.
E come poi non parlare del lavoro interinale – e della sua “trilateralità” tra lavoratore, azienda fornitrice e azienda utilizzatrice – venuto alla ribalta nel 1997 con il Pacchetto Treu, un provvedimento che rappresentò una vera e propria rivoluzione in quanto per la prima volta il privato affiancava il pubblico nell’avviare il personale presso le imprese?
Dal lavoro interinale si è poi passati al lavoro in somministrazione, che, per quanto originato dal primo, ha comunque aperto alla possibilità di una sua attivazione anche a tempo indeterminato – meglio noto come staff leasing – attraverso vere e proprie società accreditate e iscritte presso appositi albi.
Contratto di formazione e lavoro, lavoro interinale e lavoro in somministrazione: tre espressioni di distinte fasi storiche e sociali, che poi hanno condotto, pur con tappe e formulazioni contrattuali intermedie altrettanto importanti, alla situazione attuale e, quindi, al jobs act.
Per quanto quest’ultimo abbia sancito che la forma comune di rapporto di lavoro sia quello a tempo indeterminato, con tutto quanto poi attiene alla relativa disciplina sui licenziamenti, e il tempo determinato soggiace ancora ad una serie di condizioni che lo rendono nonostante tutto ancora poco “invitante”, molto probabilmente il futuro ci riserverà nuove forme contrattuali declinate diversamente da quelle rientranti nella tradizionale accezione.
Dopo l’introduzione di norme specifiche anche a tutela del lavoro svolto mediante l’ausilio di piattaforme digitali e in particolare dell’attività dei riders, lo stesso contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato potrebbe infatti non costituire più quel agognato traguardo in grado di abbinare, nell’ottica di chi aspiri a sottoscriverlo, la duplice caratteristica di stabilità e di durata.
Chi vieta di pensare che si manifesteranno con sempre maggiore frequenza, anche da parte degli stessi candidati alle nuove posizioni che le aziende propongono, spinte motivate a prendere in considerazione rapporti che non si misureranno più sull’aspetto temporale, ma che invece andranno a privilegiare il contenuto?
Magari andremo sempre più a governare soluzioni ibride di tipologie lavorative, per le quali il lavoro subordinato e il lavoro autonomo non saranno più due entità assolutamente distinte e contrapposte, ma avranno ambiti di sovrapposizione sempre più marcati.
“Giuslavoristicamente” parlando, potranno coesistere, ad esempio, un lavoratore subordinatamente autonomo e un lavoratore autonomamente subordinato?
Un interrogativo, che ha di sicuro il sottile tono della provocazione, ma che deve sempre più farci interrogare sulla necessità di proseguire nel tentativo di modernizzazione del mercato del lavoro per renderlo più semplice e razionale nella sua applicazione.
Senza, naturalmente, che il termine modernizzazione venga inteso come un eufemismo per mascherare un decremento del sistema di tutele a beneficio dei lavoratori.



