Nell’arte (anche se street) di abbracciarsi la vera cura
Spesso e volentieri, dinanzi alle variegate forme dell’arte contemporanea, capita di vedere volti dubbiosi, espressioni raccapricciate e sguardi perplessi, della serie: ma è arte questa?!?
La street art poi suscita interrogativi ancora più estremi: è arte o vandalismo?
Un ragazzo con una bomboletta spray in mano, di fronte a una parete urbana, è un delinquente o un genio?
La risposta sovente la dà il caso concreto, la sensazione che suscita: quella vernice spruzzata sul muro è un’opera d’arte se veicola valori, se è una creazione originale, realizzata con cura e perizia. In sintesi: se esprime bellezza e verità.
Ci sono murales che a guardarli mozzano il fiato e fanno riflettere. E, decisamente, nessuno, guardandoli, potrebbe liquidare la questione come espressione di un “imbrattamuri illegale”.
Ecco perché questa forma d’arte sta prendendo sempre più piede, libera dalle restrizioni di critici e galleristi e soprattutto idonea a riqualificare semplicemente o a dare nuova veste a contesti cittadini grigi o monotoni o spogli. E da lì grida messaggi di denuncia e di amore.
A Padova si è da poco conclusa le biennale di “Street Art Super Walls”: per la seconda volta città e provincia hanno dato spazio (e qui ce ne vuole davvero tanto) a queste visioni, che rivestono l’architettura urbana, donandole un tono meno sobrio e routinario.
Tra le opere di quest’anno ce n’è una davvero speciale per le motivazioni e la storia che racconta.
JDL ha dipinto un abbraccio struggente tra due innamorati: sono C e S e questo murales, realizzato su una parete dell’ospedale Sant’Antonio, è il regalo di nozze per loro.
La pittrice, che in effetti ha iniziato il suo percorso come quindicenne ribelle, armata di bomboletta di aerosol, ha nel tempo studiato e affinato la sua arte, riscuotendo un successo internazionale, ma l’immagine in questione ha molto di personale.
C è suo fratello e ha voluto mostrare al mondo la sua straordinaria storia d’amore. Quando ha conosciuto S, lei era malata di tumore, al penultimo stadio; doveva cominciare le cure, ma non sapeva se ce l’avrebbe fatta.
A quel punto C ha deciso di sposarla subito, per affrontare accanto a lei la sua dura battaglia e per farle comprendere, laddove ce ne fosse stato bisogno, che sarebbero stati insieme per sempre. Nonostante tutto.
Ora è passato quasi un anno e lei ce l’ha fatta. Questo viaggio in Italia è un po’come una luna di miele che è culminata con la sorpresa di vedersi ritratti, su un’estensione di 20 metri di altezza, nell’abbraccio, forza autentica che le ha consentito di resistere.
Quelle braccia nelle quali lei sembra nascondersi costituiscono un rifugio e una fonte di energia, che ora accoglie chi accede in quel nosocomio, magari per combattere la stessa battaglia: a tutti, malati, parenti, medici, personale sanitario quell’immagine testimonia che ne vale la pena, che nelle pieghe della quotidianità si nasconde qualcosa di bello.
“Vorrei dire a tutte le persone che stanno combattendo il cancro che anche nei momenti più bui può esserci una luce. Quando hai il cancro non vedi la luce, non vedi alcun futuro, non vedi più un percorso, c’è solo oscurità.
Talvolta ti dimentichi che le cose belle stanno succedendo sotto il tuo naso, con la famiglia, gli amici, le persone che tengono a te, quelle che ti stanno letteralmente trascinando a vincere quella guerra.
A volte non le vedi” (Sanne Esther, la protagonista del murales).
Questo murales vuole mostrarle, le cose belle, ed è davvero emozionante guardarlo… questa decisamente è arte!



