Nessun fiore, nessun biglietto d’amore e tutte le donne vissero felici e contente
Colpevolmente trascurata, non adeguatamente valorizzata, soprattutto nelle persone che vi operano, e spesso ridotta a paradigma di precariato e di inefficienza.
Ma è solo dalla scuola che possono nascere, crescere e maturare le consapevolezze più alte dal punto di vista morale per il futuro dell’umanità. Anche, per esempio, lavorando sin dalle prime fasi dell’adolescenza per estirpare qualsiasi potenziale forma di violenza, soprattutto nei confronti delle donne, nel tentativo di scongiurare nel futuro i femminicidi.
Addirittura?!?! Sì, addirittura! Basta muovere le leve giuste,che spesso sono quelle del cuore, passare dal mero nozionismo al calare sempre di più gli argomenti nella realtà contingente e avere la fortuna di incontrare lungo il proprio cammino persone illuminate, che si immedesimino seriamente in questa triste piaga del nostro tempo e tentino di esorcizzarla con metodo e passione.
Come il professore MG ed alcuni suoi colleghi di un istituto comprensivo di Sirmione, stupenda località sul Lago di Garda in provincia di Brescia, che si sono resi promotori di un bellissimo progetto, clamorosamente efficace pur nella sua semplicità.
Docenti e discenti sono infatti i protagonisti di un cortometraggio di poco più di 3 minuti, nel quale il citato insegnante dapprima fa alzare tutti gli studenti, poi fa sedere le ragazze ed invita i ragazzi a rimanere in piedi.
Richiamando poi l’attenzione a quel passo famoso della Bibbia, tratto dal libro della Genesi sulla creazione della donna, pari all’uomo, soprattutto nella dignità (ma senz’altro migliore di quest’ultimo da ogni punto di vista, nda), continua il suo intervento precisando che ogniqualvolta dovesse verificarsi un femminicidio egli porterà una rosa a sua moglie e gli alunni scriveranno un messaggio d’amore alle alunne.
Nessuna tra le destinatarie si augura, naturalmente, di essere sommersa di rose o di biglietti di affetto, ci mancherebbe! La chiave di lettura di questa iniziativa, infatti, è tutta basata sull’aspetto emotivo, perché la frequenza con cui questa corrispondenza floreale ed epistolare si manifesta è indice della drammaticità e della numerosità di tali efferati delitti, ma, allo stesso tempo, di concreta attenzione e di spiccata sensibilità al problema attraverso un gesto semplice e colmo di profondo significato.
Ben vengano tutte le iniziative finalizzate a scongiurare questo male, purché portino risultati tangibili. Lasciamo ai politici la classica indignazione del giorno dopo, che si concretizza come sempre in dichiarazioni bolse ed effimere, come quei fuochi di artificio che dopo qualche schioppettio finiscono nel più buio silenzio, e ai magistrati la freddezza e la durezza delle loro sentenze, in molti casi rese successivamente più miti dall’applicazione di arzigogoli giuridici inspiegabili.
Ma è soltanto dalla lettura oggettiva del substrato sociale autentico che possono emergere gli antidoti giusti per debellare questa forme di violenza inspiegabili nella loro essenza e turpi nelle loro motivazioni. E dove, se non nella scuola, possono formarsi quelle coscienze per sperare in un domani più luminoso?
Provate a chiedere alle alunne della scuola di Sirmione: vi diranno che le donne non si toccano nemmeno con un fiore. Alla luce della loro esperienza didattica forse ora il significato di questo celebre detto risulterà a tutti, uomini del domani in primis, oggi ragazzi, ancora più chiaro di prima.
State molto attenti a far piangere una donna, che poi Dio conta le sue lacrime! La donna uscì dalla costola dell’uomo: non dai piedi per essere calpestata, non dalla testa per essere superiore, ma dal lato per essere uguale, sotto il braccio per essere protetta, accanto al cuore per essere amata (Talmud)



