Non numeri, ma persone e vite
Da queste pagine è stata amaramente definita la sinistra contabilità.
No, non è intenzione dell’ultimo “Bullone” del 2021 aggiornare i numeri di un fenomeno che nel corso dell’anno ha spesso conteso al Covid-19 la palma di notizia al centro della cronaca per la numerosità dei tragici eventi che si sono succeduti.
L’atmosfera natalizia di questi giorni, per quanto caratterizzata da un clima di profonda incertezza e da un senso di comune preoccupazione per l’evoluzione della pandemia, non lo consentirebbe.
Ma fare memoria sì. Perchè solo voltandoci indietro e maturando piena consapevolezza, ad ogni livello e nei diversi contesti, che quella delle morti in occasione di lavoro è una autentica piaga sociale, si potrà invertire la rotta.
Cominciamo dal rispetto da nutrire verso le vittime e le loro famiglie. A cosa serve nel concreto vivere dell’emotività del momento e poi agire come se nulla fosse accaduto? Oppure leggere e ascoltare le solite dichiarazioni di prammatica intrise di “mai più, assurdo, indagheremo, risolveremo” e poi si resta puntualmente fermi al palo?
Fa venire i brividi il solo pensiero di tutta “la macchina” che verrà messa in moto nell’ambito del Piano Nazionale di Resistenza e di Resilienza e di quanti cantieri verranno aperti.
Se soltanto, ad esempio, ci limitassimo a considerare il settore dell’edilizia e le attività derivanti dai vari bonus e superbonus, tra la mancanza di personale in assoluto, sia o non specializzato, e la carenza dei ponteggi, il timore che la contabilità di cui sopra non si arresti è purtroppo molto elevato.
Ben vengano tutte le iniziative tese a mitigare questo fenomeno e le azioni che consentono di individuare i responsabili dei sinistri. Ma assi portanti di qualsiasi soluzione restano pur sempre due elementi intangibili, ma di fondamentale importanza: cultura di sicurezza e sicurezza come valore.
Non sono rari gli episodi nei quali i decessi si verificano in situazioni al limite della legalità, o addirittura a legalità scientemente ignorata, che passano nel più completo silenzio.
Parlare di sicurezza molto più spesso, anche intensificando le ore di formazione e dando la giusta e meritata enfasi a chi può ergersi a pieno titolo a modello di successo applicato, non sarà mai tempo perso e a volte può essere utile persino a colmare le lacune degli enti pubblici preposti, non sempre all’altezza della situazione.
Si diceva, poi, sicurezza come valore. L’autentico salto di qualità si riscontrerà quando la sua gestione all’interno delle aziende e sui cantieri verrà considerata non come un fastodioso adempimento da assolvere perché rientrante tra gli obblighi di legge, ma come un naturale e spontaneo modus operandi da parte di tutti.
Al tirar delle somme, la ricetta più infallibile è un’altra, semplice e complicata al tempo stesso a seconda dell’approccio e dei punti di vista: quella, cioè, di riconsiderare l’uomo nella sua centralità e non come il di cui di un processo, attribuendo alla vita il significato autentico e non quello riconducibile a un numero che, in circostanze avverse, va ad alimentare, appunto, una sinistra contabilità.



