Per il governo Draghi la competenza è senior. Anche per le aziende?
Età è sinonimo di competenza, capacità e affidabilità? A leggere quella dei supertecnici collocati nei ministeri chiave per il rilancio del nostro paese, oltre che quella in primis del leader della neo insediata compagine governativa, sembrerebbe proprio di sì.
Nel momento di massima necessità, largo agli esperti, definiti tali anche carta d’identità alla mano, piuttosto che ai detentori di un numero minore di primavere sulle spalle.
Meglio, quindi, “l’usato sicuro”, che forse garantisce una maggiore tenuta in funzione dell’adozione delle numerose e complesse (per le potenziali ripercussioni) iniziative in fieri, invece della brillantezza delle generazioni più giovani e meno navigate?
E cosa accade invece nel mondo imprenditoriale? Le scelte e gli orientamenti di Mario Draghi in merito all’assegnazione dei dicasteri a maggiore tasso di criticità trovano terreno fertile e omologhe applicazioni anche negli ambiti produttivi?
Per quanto si tratti di due realtà tra di loro difficilmente paragonabili, è innegabile che nei luoghi di lavoro intervengano dinamiche tese spesso a considerare l’elemento anagrafico come un fattore cui prestare quantomeno attenzione, per ricorrere a un eufemismo.
Nella dicotomia tra esperienza e “futuribilità”, di rado si tende a privilegiare la prima caratteristica, tranne nel caso di profili professionali così specialistici da non essere agevolmente replicabili in tempi brevi, non tanto dal punto di vista del possesso delle conoscenze, quanto da quello delle “technicalities” a corredo delle stesse, che si acquisiscono soltanto “on the job”.
Assumendo ancora a mo’ di esempio quanto recentemente verificatosi a Palazzo Chigi, non sempre un amministratore delegato di nuova nomina può ambire a mettere radicalmente in discussione il management uscente o persino sostituirlo con persone di provata esperienza, nel senso attribuito dall’ex governatore della BCE a parte della sua squadra.
Molto, infatti, dipende dalle situazioni a contorno e dalle circostanze che hanno determinato il cambio al vertice. Di sicuro le aziende non si gestiscono con l’adozione del manuale Cencelli e, laddove ne venisse adottato uno che ne mutuasse lo spirito, senza privilegiare il criterio delle competenze, delle capacità, dell’affidabilità, vincolato anche a valutazioni di carattere anagrafico, quell’azienda difficilmente avrà un futuro solido.
Per il successo delle imprese l’elemento chiave può rivelarsi senz’altro la convivenza tra generazioni. Proprio qualche anno fa, nel 2016, uno studio del Fondo Monetario Internazionale stimava un aumento della quota di lavoratori nella fascia di età compresa tra i 55 e i 64 anni, quota che nei prossimi due decenni dovrebbe aumentare di circa un terzo. Tale studio evidenziava, altresì, la tutt’altro che peregrina ipotesi di una contestuale presenza in azienda di risorse appartenenti a quattro, se non addirittura a cinque generazioni, con la più longeva di esse “ostaggio” delle frequenti rimodulazioni dei requisiti di accesso al trattamento pensionistico.
Persone appartenenti a diverse generazioni all’interno di uno stesso ambiente lavorativo possono essere considerate una risorsa o un limite: tutto dipende dalle soluzioni che si intende adottare e dalla capacità delle aziende di saper trasformare una apparente criticità in una grande opportunità.
Dal governo Draghi intanto arriva un messaggio inequivocabile: la competenza resta intorno ai sessant’anni e oltre. Un’età, che per i lavoratori delle aziende può invece significare l’anticamera per un progressivo, sia o non eterodiretto, decremento di prospettive.
P.S. Proprio da queste pagine la scorsa settimana avevamo tracciato un identikit del nominando Ministro del Lavoro, auspicando che la sua designazione si caratterizzasse per il marcato tratto distintivo delle competenze specifiche. La scelta è caduta su un uomo di “apparato”, un politico piuttosto che un tecnico, come forse la contingente situazione oltremodo problematica del settore avrebbe ragionevolmente indotto a ritenere. Attendiamolo tuttavia alla prova dei fatti.



