Quando a lavare la tua auto sono mani speciali…
Ha il nome di un famoso personaggio della mitologia greca, Pegaso, il cavallo alato, che sotto certi versi simboleggia il desiderio di guardare ed andare lontano, di avere dinanzi a sé un orizzonte. Nulla a che vedere con l’ippica, con qualche scuderia che sta per lanciarsi nel mondo degli ippodromi, ma nel nostro caso è il nome di un autolavaggio speciale.
Tor Bella Monaca, periferia romana, spesso al centro della cronaca per il degrado in cui scelte politiche di urbanizzazione poco felici e figlie di un contesto sociale troppe volte trascurato e abbandonato a se stesso, accoglie un progetto di inclusione lavorativa che vede coinvolti dodici ragazzi, tra i 19 e i 30 anni, accompagnati a convivere con la loro situazione di autismo dalla passione e dalla competenza di un gruppo di terapisti e di personale specializzato.
Cosa può fare il lavoro in queste circostanze? Tanto, tutto. Può restituire a questi nostri fratelli capacità che Madre Natura ha violato, ma non azzerato del tutto, far instillare in loro tanta autostima per vivere le relazioni all’insegna di dinamiche mai prima d’ora attivate e, particolare tutt’altro che trascurabile, consentire alle famiglie di intravedere un barlume di speranza e di luce in fondo a un tunnel fatto spesso di abbandono e di insensibilità, in primis da parte delle istituzioni.
Altro che rulli e automazione, per cui basta inserire una moneta e l’auto viene violentemente accarezzata dalle spazzole per riprendere una parvenza di pulizia. Nel caso di questi nostri amici gli unici due ritrovati tecnologici sono l’olio di gomito e tanta buona volontà. Ben vengano il progresso e la tecnologia che si inchinano dinanzi all’uomo e non possono in alcun modo condizionarlo!
Per il momento le uniche quattroruote che beneficiano di questo servizio, come se fosse una sorta di periodo di prova, sono quelle della cooperativa che ha lanciato questo percorso. Ma appena le circostanze lo renderanno possibile, si spera molto presto, il servizio verrà aperto al pubblico.
E chi se ne importa se bisognerà attendere qualche minuto in più, prima di avere nuovamente a disposizione la propria auto, rispetto ai tempi soliti cui siamo abituati all’autolavaggio. Vivremo questo ritardo intanto per fare il tifo per questi ragazzi e per godere dell’amore che l’uomo può ancora manifestare a beneficio del suo simile.
Finiremo di meravigliarci e di stupirci quando queste iniziative diventeranno il naturale complemento ad un contesto ordinario. Quando, cioè, il concetto di normalità avrà superato ogni confine in cui il nostro miope sentire l’ha relegato. E allora non ci sarà più meraviglia, non ci sarà più stupore, ma solo consapevolezza che nulla è precluso ad alcuno, ma tutto è possibile quando si creano i presupposti concreti per pensare di essere, tutti, una cosa sola.
“La disabilità è una questione di percezione. Se puoi fare anche una sola cosa bene, sei necessario a qualcuno” (Martina Navratilova)



