Solo l’amore vero può arrivare fino a tanto…
Ubaldo e Clara li ho conosciuti già vecchietti, proprio in quell’età e in quelle condizioni fisiche per cui il turbine della passione è da tempo archiviato, il lavoro un lontano passato, i figli padri a loro volta…
Cosa c’è per cui impegnarsi a vivere? Stai con la stessa persona ormai da più di sessanta anni, ne conosci a menadito pregi, difetti e malanni… Che monotonia, viene da pensare.
Eppure non è così: li ho sentiti punzecchiarsi come adolescenti, per poi fare pace con un bacio; litigare per il programma da vedere in TV o per il volume da tenere; dirsi: “non ti sopporto più” per poi guardarsi sorridere e romanticamente asserire: “sei la vita mia”.
Ma il momento di rivelazione è stato la morte: lui era allettato da un pezzo, ma in condizioni stazionarie, mentre lei sembrava star bene. Invece un giorno lei smette di avere appetito e dopo due settimane si spegne; due giorni dopo lui viene ricoverato per una polmonite improvvisa e muore il giorno seguente.
Perdere entrambi i genitori in così poco tempo, anche se novantenni, non è facile, ma i tre figli al funerale sono sereni: non poteva che essere così. “Papà non poteva stare senza mamma, proprio oggi”. Eh sì, perché “proprio oggi” ricorre il sessantatreesimo anniversario di matrimonio.
Allora i figli vestono il papà di tutto punto, rosa rossa tra le mani (il fiore preferito della moglie) e fanno celebrare le esequie come fossero un matrimonio. E tutti noi che siamo lì, mentre ascoltiamo il Cantico dei Cantici, immaginiamo Ubaldo che cammina incontro a Clara, si danno la mano e proseguono il loro cammino…
E’ un’unione profonda di vita e di anime che l’amore realizza, una comunione che va al di là di determinazioni e scelte personali, una co-appartenenza che ti plasma…
Usque ad mortem et ultra.
“Più dolce sarebbe la morte se il mio sguardo avesse come ultimo orizzonte il tuo volto, e se così fosse, mille volte vorrei nascere per mille volte ancora morire” (William Shakespeare).



