Come può durare un momento

Essere fisicamente presente equivale a vivere il momento? Poter dire io c’ero è la stessa cosa di chi riesce a cogliere quell’attimo decisivo con tutto se stesso?

Simbolo sportivo recente di questo differente approccio nell’essere partecipe ad un avvenimento è la foto del tiro con il quale Lebron James, fuoriclasse dei Los Angeles Lakers, squadra di basket Nba, è diventato il miglior marcatore di tutti i tempi, scalzando dal trono di numero uno di questa classifica un’autentica leggenda come Kareem Abdul Jabbar, all’epoca anch’esso in forza alla compagine californiana.

Non sarà sfuggita neanche al lettore più distratto la visione della quasi totalità dei tifosi posti alle spalle della struttura del canestro, che apparivano più interessati a fare clic con lo smartphone per fissare nel tempo quel istante passato alla storia dello sport piuttosto che guardare direttamente con i propri occhi il momento topico.

Tutti, tranne pochissime persone – soprattutto un distinto signore seduto in prima fila – che hanno preferito apprezzare quell’istante nel modo più naturale possibile, guardandolo “semplicemente”, senza ricorrere ad alcun aggeggio che facesse da intermediario, anche postumo, alle proprie emozioni.

A quale delle due categorie ci sentiamo di appartenere maggiormente? A quella che preferisce vivere il momento senza sovrastrutture o condizionamenti, per poi conservare il ricordo serbandolo nel cuore e perpetuandolo con la mente?

Oppure a quella che rischia di omologare il tutto ad una necessità indotta, orientata innanzitutto alla ricerca di quella fonte di rassicurazione che quasi costringe a fissare qualcosa di tangibile cui potersi aggrappare ogni volta che lo si desideri?

In senso lato ciò rappresenta sotto certi aspetti la metafora della nostra stessa esistenza, in questa continua dicotomia tra chi si spende sempre in prima persona e chi invece non rinuncia ad affidare a seconda delle circostanze il proprio destino a strade diverse che possano comunque condurlo all’obiettivo.

Nulla potrà riproporre gli stessi suoni, lo stesso clima, lo stesso rumore, le stesse persone. Ma ognuno sarà comunque in grado di contestualizzare quegli attimi. Chi cominciando un nuovo viaggio dentro se stesso, chi necessitando di quella fiammella che si accende attraverso la visione “fisica” di un momento preciso per rivivere un frammento del passato.

Alla fine la differenza è nella modalità, tra l’effimero, la realtà “filtrata” e ciò che ti coinvolge emotivamente in maniera duratura.

Perché esserci, partecipare e vivere non è mai la stessa cosa.

“Non v’è momento che non gravi su noi con la potenza dei secoli” (Ada Negri).