Tanti influencers, ma stiamo attenti da chi farci influenzare
Guru delle big tech che “switchano”, per usare un neologismo tecnologico, dai profitti di borsa alle menti delle persone. Campioni dello sport che appese le scarpette al chiodo si convertono in motivatori. Politici, sia o non caduti in disgrazia, che trovano case editrici pronte a tradurre su carta la vacuità del loro argomentare. Soubrettes, che dall’alto della loro esperienza spargono attorno luccicanti… “paillettes di saggezza”.
Ci fermiamo qui, visto che l’elenco degli appartenenti a questa speciale categoria di “benefattori dell’umanità” potrebbe aumentare a dismisura.
Non passa giorno senza leggere di novelli maître à penser, ognuno dei quali propina una speciale ed infallibile ricetta della felicità. E, naturalmente, per ognuno di essi, la propria è la migliore in assoluto.
La tecnica più utilizzata è quella della metafora. Quasi una sorta, senza voler essere troppo blasfemi, di parabola evangelica, attraverso la quale dietro un racconto all’apparenza insignificante e lontano dalla realtà si cela un affondo diretto al tuo cuore e alla tua anima.
Ascoltarne i discorsi o recepirne i punti chiave nei loro libri dai titoli altisonanti, che spesso assumono più la caratteristica di un manuale da studiare piuttosto che quella di un bel testo da leggere, può provocare un sentimento diametralmente opposto, che oscilla dall’entusiasmo e dalla immedesimazione incondizionata alla delusione verso se stessi.
Ci sono persone di cui ti innamori ad ascoltarle solo per il modo così trascinante e coinvolgente del loro eloquio, a prescindere dai contenuti. Altre, invece, che intervengono per puro caso in quel momento particolare della tua vita e tu hai bisogno di sentire pronunciare proprio quelle parole, non sempre di conforto, ma anche per ricevere una conferma.
Le insidie più grandi, tuttavia, si nascondono quando vengono a crearsi quei sottili giochi psicologici che mettono in discussione i tuoi equilibri familiari, lavorativi e relazionali in genere, già di loro precari. “Ci voleva così poco e non ci ho mai pensato” è il pensiero più ricorrente, soprattutto quando da tempo sei consapevole che cambiare registro è inevitabile, ma non hai ancora individuato modalità e strumenti giusti, e ti viene fatto intendere che è solo frutto della tua volontà. Magari fosse semplicemente così…
Non è raro che questi personaggi abbiano dietro di sé un passato fatto di profondo disagio, di scelte dirompenti, di una positiva inversione di rotta e in tal caso possono essere fonti di ispirazione tutt’altro che trascurabili.
Ma esiste quotidianità e quotidianità, soprattutto quando ti rendi conto che il confine tra il far prevalere il proprio io e le proprie aspirazioni è molto labile se non viene elevato a sintesi con quello riguardante anche e soprattutto chi ti circonda.
Ecco, allora, che è molto importante, fondamentale anzi, la scelta dei giusti modelli cui ispirarsi. Il mondo ne è pieno, per fortuna, in qualsiasi ambito. E spesso incide di più nel tuo cuore chi va diritto in quel posticino nascosto della tua coscienza, dove alberga il tuo “grillo parlante”, alimentando anche una sana ma educativa sofferenza, piuttosto di chi ti omologa a sé con le sue parole e non ti consente di guardare avanti con lungimiranza.
“Il Maestro apre la porta, ma tu devi entrare da solo” (Proverbio cinese).



