Il lavoro: una priorità “secondaria”?
Quanti temi stanno caratterizzando in Italia il mondo e il mercato del lavoro nelle ultime settimane.
Una numerosità che, se da un lato attesta una oggettiva consapevolezza di dover invertire rapidamente la rotta su diversi fronti – aspetto che l’emergenza pandemica ha soltanto accentuato, ma non creato ex novo – dall’altro evidenzia quanto siamo ancora lontani da una soluzione.
Riforma degli ammortizzatori sociali, cosiddetto decreto delocalizzazioni, identificazione dei lavori usuranti ai fini pensionistici, rifondazione del corpo di politiche attive che siano in grado di incrociare davvero domanda e offerta. Intervenire seriamente solo su questi quattro argomenti significherebbe già così portare a termine una vera e propria rivoluzione.
Era febbraio scorso quando da queste pagine una lettera aperta al nominando Ministro del Lavoro mise in evidenza una serie di argomenti che numericamente per difetto avrebbero dovuto corredare la sua agenda.
A distanza di tempo tante proposte sono state condotte, tante ipotesi sono state avanzate e condivise, tante altre iniziative sono state avviate, ma al momento manca ancora piena concretezza e visibilità di un deciso scatto in avanti.
È pur vero che a calamitare attenzioni ed interessi negli ultimi giorni sia stato il decreto sul green pass, in attesa che vengano presto emanate delle precise linee guida applicative. E che l’effettiva applicazione di alcune riforme (una per tutte quella degli ammortizzatori sociali) non può che dispiegarsi in funzione delle disponibilità economiche ad essa assegnate – il che porta quindi ad individuare nella prossima legge di bilancio la cartina di tornasole per comprenderne l’effettiva portata.
Ma un paese che mostra i primi bagliori di ripresa economica – sembra quasi un’affermazione paradossale in relazione alla quotidianità minata e messa a dura prova dai decisi incrementi delle utenze e dei carburanti come mai in un recente passato – non può trascurare la questione lavoro, attribuendogli una priorità che, seppur ripetutamente annunciata, non viene suffragata da comportamenti concludenti e si dimostra ostaggio di veti incrociati tra gli attori in campo.
Come sempre accade, sarà il tempo ad attribuire alle decisioni adottate, o a orientamenti che si saranno poi progressivamente consolidati, il giudizio più obiettivo di un mosaico avente tante tessere, se viste come azioni singole, ma comunque tra di loro sinergiche, se considerate nell’ambito di un quadro complessivo.



