Sacrificio e sapore della vita

Saranno pure tecniche di marketing, trasversali ad ogni epoca – quindi tutt’altro che una novità attuale – allo scopo di accaparrarsi più clienti possibile.

Ma non sfugge ad un occhio attento la considerazione che quanto più i tempi sono grami, più esse si mostrano incisive, agendo in maniera anche subdola sulla psiche delle persone, già provate da diverse, laddove addirittura non concomitanti, circostanze sociali (la pandemia, il rincaro dei beni di prima necessità, ad esempio).

L’impossibile diventa possibile. Basta semplicemente volerlo, meglio se accompagnato da una disponibilità economica. Ma anche se non vi fosse nell’immediato, si architettano tutte le soluzioni migliori, soprattutto per le tasche di chi le propina, per consentire di poter concorrere al festival del tutto e (in molti casi) subito.

Allora ecco titoli di studio “zippati” in pochi mesi, con pergamena ufficiale acclusa. E chi se ne importa se per i “comuni mortali” occorrono anni, tanto per partecipare ad un concorso non si fa riferimento al sudore della fronte, ma basta semplicemente il pezzo di carta. Il come averlo conseguito è un inutile dettaglio.

E il mercato delle quattro ruote? Non delle utilitarie, le cui vendite in declino rappresentano un fattore tristemente palese della situazione di disagio del momento, quanto delle auto di lusso, acquistate da persone tutt’altro che facoltose, che pur di entrarne in possesso sarebbero disposte a sottoscrivere finanziamenti dilazionabili anche nell’aldilà.

Se fino a pochi anni fa erano solo giornali e tv a promuovere le offerte imperdibili, oggi la parte del leone la fanno Internet e i social in generale, che ad ogni singolo clic bombardano i consapevoli utenti con i messaggi più impensati, ma facilmente (si fa per dire) traducibili in fatti concreti  – e ora ci si sono messi anche quelli delle onoranze funebri con offerte “ora per un allora più distante possibile” –.

Non si tratta di sogni da tarpare, ma di fare i conti (appunto…) con la realtà. Oppure di tornare a coltivare e diffondere in maniera autentica la cultura del sano sacrificio.

Sacrificio è tutt’altro che sinonimo di sofferenza, come una visione miope potrebbe indurre a pensare, o negazione a priori del conseguimento di un obiettivo. Significa, invece, guardare al futuro con occhi diversi, porsi un traguardo, viverlo giorno per giorno, combattere per esso, essere soddisfatto per ogni tappa intermedia superata.

Assaporare, perché no?, anche la bellezza di aver fatto tutto quanto concesso dalle proprie corde e dal proprio talento e non esserci riuscito, ma di ritenersi comunque soddisfatto per avercela messa tutta.

Perché è questa la strada per divenire adulti, dotati di midollo e forza morale, capaci di resistere alle intemperie della vita, di costruire progetti a lunga portata, di dare un senso all’esistenza.

Sì, perché un senso c’è. Basta fermarsi e coglierlo. “Sensus” significa percepito. Non si può percepire se non c’è riflessione e consapevolezza, se non c’è il tempo di vederlo, afferrarlo e costruirsi in relazione ad esso.

Altrimenti si rischia di perdere il gusto di vivere. E sarebbe un grave spreco.

“Invece di pensare con terrore ai sacrifici che ci attendono, perché non li consideriamo un’occasione per liberarci dei falsi bisogni?” (Fritz Schumacher).