Sicurezza sul lavoro: basterà qualche sanzione più dura per farla rispettare?

Per questa volta ci asteniamo dall’aggiornare la sinistra contabilità, come da queste pagine è stata spesso declinata la lunga, per non dire purtroppo infinita, teoria di morti in occasione di lavoro.

Non faremo però altrettanto rispetto al richiamare l’attenzione, con una frequenza che verrà dettata anche dalle circostanze, su un argomento troppe volte trascurato e che vive di “molti bassi e pochi alti” in funzione dell’emotività del momento.

La soluzione ideale sarebbe quella di parlare di sicurezza molto più spesso, non solo per raccontare eventi tristi o per stigmatizzare inefficienze – soprattutto quando riconducibili a comportamenti negligenti e dolosi – ma anche per dare il giusto risalto a situazioni virtuose (e ve ne sono, eccome!, nel paese), che finiscono per cadere nel dimenticatoio ed essere inevitabilmente fagocitate dal negativo pensiero comune.

È di pochi giorni fa l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del decreto legge, recante “misure urgenti in materia economica e fiscale, a tutela del lavoro e per esigenze indifferibili – forse un provvedimento specifico sul tema, pur se a quest’ultimo è stata destinata una parte sostanziosa dell’intero impianto, avrebbe dato maggiore enfasi e definitiva considerazione di acquisizione di una maturata “coscienza” – con il quale sono state adottate determinate azioni per tentare di mitigare questa triste piaga.

Senza entrare specificamente nel merito di ogni singola disposizione, alle potenzialmente significative previsioni sanzionatorie già disciplinate dal decreto legislativo n. 81 del 2008 il citato decreto legge ne ha aggiunte altre, alcune di immediata esecuzione come, ad esempio, le sospensioni dell’attività imprenditoriale in presenza di gravi violazioni afferenti alla sfera della mancata prevenzione, anche senza eventuali “recidive”.

La “messa a terra” del novellato apparato sanzionatorio è tuttavia strettamente correlata all’incremento del numero di chi dovrà tecnicamente e fisicamente riscontrare le inadempienze. In tale ottica è prevista l’assunzione di 1024 ispettori nazionali dal lavoro e l’aumento di 90 unità del personale dell’Arma dei Carabinieri, attualmente di 570 addetti, dedicato in maniera esclusiva alle attività di vigilanza in materia di diritto del lavoro, legislazione sociale e sicurezza sui luoghi di lavoro.

Nondimeno importanti sono l’investimento in tecnologia di oltre 3,7 milioni di euro nel biennio 2022/2023 e il rafforzamento della banca dati dell’Inail, il Sistema Informativo Nazionale per la Prevenzione nei luoghi di lavoro, allo scopo di condividere in maniera più tempestiva e puntuale ogni informazione necessaria.  

È stata inoltre confermata la possibilità che alle imprese sanzionate venga posto il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione per tutto il periodo di sospensione delle attività.

Con natura e presupposti assolutamente diversi tale interdizione può essere vista in senso molto lato alla stessa stregua dell’esclusione per le aziende che, partecipando a bandi per appalti pubblici o intrattengono rapporti convenzionali o di concessione con pubbliche amministrazioni, non siano nelle condizioni di autocertificare la regolarità con le norme che disciplinano il diritto al lavoro dei disabili.

Per comprendere quanto potranno essere sufficienti (risolutive è una parola grossa) a ridurre il triste fenomeno dei decessi sul lavoro le relative e conseguenti misure adottate recentemente dal Governo Draghi, bisognerà verificarlo alla prova dei fatti.

Con il passaggio dal decreto legislativo n. 626 del 1994 al Testo Unico n. 81 del 2008 la sensazione fu quella di un deciso passo in avanti nell’impianto generale della gestione della sicurezza. Dopo 13 anni la realtà ci consegna una situazione tutt’altro che positiva. Anzi.

Fino a quando si continuerà a manutenere solo le norme – esercizio sempre necessario, ma non sufficiente – e a non intervenire seriamente in cultura della sicurezza, debellando una volta per tutte il lavoro nero, piaga nella piaga, la sinistra contabilità di cui sopra rischierà seriamente di non arrestarsi.

A quando il prossimo “tagliando”?