Riconoscere il merito per essere veramente liberi

Quanti sarebbero disposti a riconoscere pubblicamente i meriti dell’altro e a privarsi di eventuali gratificazioni, anche economiche, oltre che di immagine, visto che oggi – ahimè – conta molto di più l’apparire che l’essere?

La voglia di primeggiare ad ogni costo spesso offusca la mente tanto da essere capaci persino di piegare l’evidenza a proprio vantaggio, quando invece ci sono circostanze che dimostrerebbero l’esatto contrario.

Sarebbe davvero una conquista di grande dignità, della propria innanzitutto, ammettere che vi sia qualcuno più bravo e più capace. Ma, si sa, mutuando da un noto detto napoletano, adeguatamente tradotto in italiano, che nessuno dice all’altro di lavarsi il viso per apparire più bello di lui.

Un cambiamento nei comportamenti, spogliandoci di questa frenesia di voler arrivare ad ogni costo prima di tutti e persino contro tutti, in alcune circostanze, è fortemente consigliabile. E, come al solito, prima che parta sempre dagli altri, cominciamo da noi.

Se non è il tempo, come, ad esempio, negli sport in cui è il cronometro a fungere da giudice imparziale – quando non intervengano fattori esterni ad adulterare l’autenticità delle prestazioni – a decretare l’oggettività di un risultato, allora armiamoci di sano coraggio e soprattutto di un cuore sgombro da pregiudizi e diamo vita a un nostro personale criterio.

Non occorre molto in verità, perché una persona sana e intellettualmente onesta non esiterebbe un solo istante a rendere il giusto tributo a chi è stato più bravo, magari anche potendo contare su quei talenti che Madre Natura gli ha donato.

Chi pensa che la bilancia finirà sempre per riequilibrare i due piatti con gli stessi pesi tra il dare e l’avere per un miracoloso e auspicato senso di giustizia, dovrà scontrarsi con la dura realtà.

Vivere questa situazione non all’insegna di una rassegnata indifferenza, ma con la lungimirante certezza di chi è consapevole che tra il verificarsi delle proprie aspirazioni e i risultati raggiungibili ci passa spesso un abisso, può essere l’atteggiamento giusto.

“Meriti tu questa medaglia di migliore in campo, non io” – come ha detto il rugbista gallese all’avversario italiano alla fine della partita – è un messaggio di una tale bellezza, sotto certi aspetti sorprendente per il mondo in cui viviamo, che ci restituisce la speranza di poter ancora coltivare un sentimento concreto di libertà interiore.

La libertà di non essere schiavi del successo, soprattutto quando immeritato. Ma di essere schiavi, per fortuna, della propria coscienza. Alla quale solo dobbiamo dare conto. Fino ad essere contenti per gli altri come e più che per noi stessi.

Mio nonno mi disse una volta che ci sono due tipi di persone: quelli che fanno il lavoro e quelli che si prendono il merito. Mi disse di cercare nel primo gruppo; ci sarà sempre molta meno competizione” (Indira Gandhi).