Un riposo “come Dio comanda”
C’è chi dice che gli Ebrei non abbiano lasciato all’umanità grandiose strutture monumentali, ma qualcosa di molto più incisivo: l’architettura del tempo.
Perché il fine settimana inizia con un giorno che si chiama sabato? I giorni feriali prendono nome dalla antiche divinità pagane, l’ultimo giorno è domenica , cioè il giorno del Signore. E il sabato? Perché mai un giorno della settimana è la translitterazione italiana di una parola ebraica: shabbat?
Shabbat, cioè riposo: di settimana in settimana il nostro tempo è scandito da un giorno che si chiama “riposo”. Il cristianesimo al suo diffondersi ha fatto salva la cultura romana su cui ha messo le sue basi e ha scelto di non perdere il sabato. Questa tradizione ebraica è stata giudicata talmente importante da non sprecarla.
Cosa fanno e cosa non fanno gli Ebrei di sabato, come si riposano? Cessano dal lavoro e da ogni impegno e preoccupazione, non fanno più di un numero prefissato di passi, non lavano, non cucinano, niente telefono, tv e pc. Staccano letteralmente la spina dalla routine quotidiana per entrare in una dimensione “altra”.
Dio ha creato il mondo in sei giorni e il settimo si è riposato: si è fermato e ha contemplato. Così gli Ebrei trascorrono il sabato in attività sane: si dedicano alle buone letture, mangiano cibi prelibati, si vestono con gli abiti migliori, pregano, stanno in compagnia di famiglie e di amici, cantano e fanno l’amore. Assaporano il bello della vita, smettono ogni occupazione e gustano la loro esistenza, fanno spazio a ciò che conta davvero e riposano mente e cuore.
Se continuiamo a scandire il nostro tempo chiamando il sabato “riposo”, forse dovremmo ricordarci il suo autentico significato, perché è quello che scandisce il senso di tutto il nostro andare. A che pro vivere accumulando giorni che si susseguono in affanni vari, se non ci fermiamo a godere di ciò che siamo e che costruiamo?
La nuova patologia post moderna è stata definita dagli esperti “nomofobia” (no mobile fobia): paura di disconnettersi, di rimanere senza linea e senza rete. Siamo quotidianamente sottoposti a stress di vario tipo provenienti da migliaia di stimoli virtuali, dal pc, dal tablet, dallo smartphone.
Abbiamo una dipendenza ossessiva da internet e non spegniamo mai il cellulare perché potrebbe arrivarci un messaggio anche di notte o per paura di scordare il pin e non poterlo più riaccendere.
Forse dovremmo avere il coraggio di abbandonare almeno per qualche ora i bit per dedicarci veramente a noi stessi e alle persone che amiamo.
La gente è strana: si infastidisce sempre per cose banali, e poi dei problemi gravi come il totale spreco della propria esistenza, sembra accorgersene a stento (Charles Bukowski).
