Covid-19, tra un liquido magico e una scatolina speciale

Quanto il Covid-19 sta cambiando la nostra vita? Quali abitudini acquisite in questi mesi rimarranno per sempre?

Se volessimo individuare una serie di vocaboli per contraddistinguere questo 2020 ormai al canto del cigno, due dei più gettonati sarebbero senza dubbio termometro digitale e termoscanner (da qualche settimana anche saturimetro, in verità…), per non parlare di igienizzante.

Calando il tutto nella mia realtà familiare, ha assunto i connotati di un movimento automatico per mio figlio, al suo esordio lo scorso settembre alla scuola dell’infanzia, e per tutti i suoi compagni di classe, varcare la soglia di ingresso alzando la fronte e tendendo in avanti le braccia. Rientra infatti nella sua normalità, prima di salire in classe, farsi rilevare la temperatura con la “pistola che non spara” e ricevere poche gocce di “liquido magico” sul palmo delle manine.

Sarà sempre così? Anche quando tutta questa contingente e spesso esasperante situazione acquisirà le sembianze di un ricordo, seppur indelebile, lasceremo la mascherina perennemente indossata nei luoghi molto affollati, siano essi la metropolitana o una semplice, si fa per dire, assemblea di condominio?

Forse ciò che oggi sembra riconducibile a tratti a una tortura, domani rappresenterà soltanto una buona norma di igiene, che continueremo ad osservare: oramai è diventato un modus vivendi e non provoca alcun male.

C’è anche chi, in conseguenza della pandemia, ha rischiato di perdere tutto, la vita, ma poi ha acquisito un dono tutt’altro che materiale, che ha mutato in meglio la sua esistenza…

Faccio marcia indietro con la mente e risalgo ad un episodio di qualche tempo fa.

Ho conosciuto A durante i preparativi per il suo matrimonio. “Come mai questa scelta? Convivi da tanti anni… Perché sposarti in chiesa?” “F ci tiene tanto. Dio io non l’ho mai cercato, ma voglio far contenta lei”, la sua replica.

L’avevo perso di vista per alcune settimane. Poi l’ho nuovamente incontrato. “Che fine hai fatto?”, gli chiedo anche in modo molto diretto e senza ricorrere ad alcuna circonlocuzione, soltanto per esorcizzare una risposta che invece mi arriva penetrante come la lama di un pugnale.

“Sono stato ricoverato per il Covid-19 – afferma – e me la sono vista molto brutta. Pensa che proprio a Pasqua, dopo 10 giorni di ricovero, stavo attraversando il mio momento peggiore. Anche i medici passati per la visita sembravano interdetti. E ho cominciato ad aver paura”.

Poi la svolta. “Poco dopo, però, mi consegnano un dono”. Il Papa aveva fatto pervenire a tutti i ricoverati una scatolina trasparente contenente un rosario di legno di rosa. “Come sai il virus, tra le altre cose, fa perdere l’olfatto… Ebbene, apro quella scatolina e sento l’odore! In quel momento così nero, è stato proprio quello il primo segnale della ripresa: il profumo del rosario”.

La rinascita, dopo aver toccato il fondo ormai quasi senza speranza, con una marcia in più. “Da quel momento in poi il mio stato di salute è progressivamente migliorato, fino a guarire del tutto. Dio non l’ho cercato neppure in quella circostanza. È stato Lui che è venuto a cercare me”.