Giovani, andate a votare!
Pochi giorni prima delle elezioni ho ricevuto questa mail da un docente di una scuola superiore, che ho ritenuto di pubblicare. E’ un appello ai giovani sul valore del loro voto.
Lo confesso: ho avuto anche io la tentazione di non andare a votare e di aggiungermi a quella percentuale, probabilmente maggioritaria, che non intende perdere tempo nel recarsi alle urne.
Disamorati della politica, stanchi di chiacchiere sterili, delusi da Governi che non si reggono in piedi, rassegnati a legislature che a cinque anni sembrano non arrivarci mai, sfiduciati da promesse di cambiamento mai realizzate.
Gli italiani non vogliono più essere presi in giro e lo dimostrano con la diserzione delle elezioni. Ci sta. O forse no.
No, non desidero farmi contagiare da questo atteggiamento rinunciatario. Ci lamentiamo di un mondo che non va, ma cosa facciamo per cambiarlo? Un Parlamento è sempre rappresentativo degli elettori che lo hanno votato e ogni paese, alla fin fine, è espressione del Governo che si merita.
Se escludiamo dittatori sanguinari e fondamentalisti, gli organi dello stato sono lo specchio di una nazione: idee confuse, mancanza di progettualità, poco coraggio nelle scelte decisive, tendenza a volare basso e ad accontentarsi di cose di piccolo cabotaggio. Se questi sono i nostri politici, forse è perché siamo un po’ così anche noi?
Allora scrivo a voi giovani, a quelli che si accostano per la prima volta al voto e a quelli che si sono già stufati di farlo dopo sole due o tre volte. Non perdete l’entusiasmo, non deponete la voglia di cambiare, ma anzi contagiateci col desiderio di un mondo migliore.
Se la politica non vi piace, è un buon motivo per occuparsene, vedere cosa c’è che non va, discutere, confrontarsi e progettare qualcosa che vi convince di più.
La politica è questa: non un affare di partito, ma avere a cuore il futuro, costruire il bene comune. Siamo una Repubblica: res publica, cioè qualcosa che riguarda tutti, appartiene a tutti.
Non rinunciate al vostro diritto di votare, che è un modo per contare. Se pensiamo a quanto sangue è costato, a quanto tuttora attorno a noi non sia sempre libero – la cronaca di questi giorni ci racconta di un referendum in cui le persone sono costrette a votare e a votare in una certa direzione – non possiamo non scuoterci un po’ dal torpore.
Un diritto che non viene esercitato con il tempo si atrofizza, si perde una facoltà, si rinuncia a una funzione. Così smetteremo di essere liberi cittadini e saremo sempre più in balia del più forte.
Allora io vi chiedo di essere consapevoli e protagonisti. Si può votare perché un certo programma ci convince e vogliamo sostenerlo, oppure perché quello che nei sondaggi è dato come vincitore proprio non lo condivido e voglio dare forza agli altri, oppure ancora perché c’è un’idea minoritaria a cui voglio dare voce e fiducia. O potrebbe anche darsi che piuttosto che votare il migliore, voto il “meno peggio”.
I motivi per votare possono essere diversi e fondamentalmente che sia un voto di sostegno oppure un voto di protesta è il vostro voto e vi rende partecipi della storia.
Se i programmi elettorali di oggi non vi conquistano, metteteli alla prova, analizzateli, contestateli e vedete in cosa e quanto dovrebbero essere modificati. Discutete fra di voi, fate circolare le idee e domani potrebbe venir fuori il vostro partito, quello in cui credete davvero.
Non rattrappitevi, esercitate il diritto di criticare e dire la vostra.
Buon voto!
