Il testamento spirituale di fra Pablo

Rimbalzano in questi giorni sui social e in tv le immagini dell’oceanica Giornata Mondiale della Gioventù di Lisbona. Ragazzi pieni di entusiasmo e di vita, che con tutta la gioia di cui sono capaci si sono radunati nella capitale portoghese provenendo da tutto il mondo, su convocazione del Papa.

Incredibile come il pontefice abbia tutta questa presa sui giovani d’oggi. Si affidano alla sua autorità? Lo riconoscono come pastore? Amano la Chiesa di cui è a capo? O è solo la voglia di stare insieme in allegria, lontano da casa?

Cosa ci sia nella mente di questi ragazzi Dio solo lo sa. Ma è bello e commovente vederli insieme, pieni di emozione e voglia di cambiare il mondo.

Questi momenti forti rimarranno nel loro cuore come ricordi preziosi e quando ci ripenseranno a 30 anni, magari qualche lacrima solcherà il loro volto, forse per tutto ciò in cui credevano e che poi si è perso per strada, oppure facendo riemergere l’attimo in cui la loro vita è cambiata ed è nata la loro vocazione.

Auguriamo a questi ragazzi che la scintilla di amore per i fratelli che sentono accendersi nel loro cuore continui ad ardere nella loro storia e che questa giornata sia il loro trampolino di lancio per una vita all’insegna del bene. Una vita piena di senso. Una vita felice.

Così come è stato per uno di loro. Uno tra i più motivati, che però non ha fatto in tempo a partire. O meglio, è partito per un altro viaggio, quello definitivo: Pablo, divenuto fra Pablo tre settimane prima della sua morte, avvenuta lo scorso 15 luglio, all’eta di 22 anni.

Desiderava tanto diventare frate carmelitano. Gli è stato concesso in articulo mortis, nella cappella dell’ospedale ove era ricoverato.

Tragica l’idea di una vita spezzata così presto, per una malattia che ha travolto la sua intera giovinezza, a partire da 16 anni.

Eppure questo ragazzo ha gioiosamente scritto una lettera al Papa proprio per dargli il suo saluto sapendo che le sue gravi condizioni non gli avrebbero consentito di partecipare, ma avrebbe “fatto festa dal cielo”.

Cosa spinge un teenager in un letto di ospedale ad abbracciare la fede fino al punto di desiderare la consacrazione religiosa?

Invece di imprecare, nelle atroci sofferenze ha trovato la felicità ed ha voluto lasciare il suo testamento spirituale a questi giovani perché “il fuoco dell’amore di Dio arda a Lisbona”.

Una vita compiuta la sua, non bruciata, non spenta. Incomprensibile come possa morire felice e consolato un giovane di 22 anni consumato dalla malattia.

Ci lamentiamo tanto dei giovani di oggi, li guardiamo a volte inorriditi, mentre buttano la loro vita per giochi stupidi, distruggono quella di poveri innocenti per un video da postare sui social, vivono col viso affondato nello smartphone e non credono più in nulla, né di politico, né di religioso, né di filosofico.

Ma se riusciamo a guardare autenticamente tra le pieghe di questa umanità, c’è chi è disposto a vivere un senso profondo, a sacrificarsi per costruire qualcosa, a fare del bene.

Dipende da noi ciò che sarà di loro. Se sapremo indicare esperienze significative, essere a nostra volta esempi concreti di coerenza e giustizia, presentare la vera bellezza, quella che scalda il mondo, questi ragazzi avranno ancora la possibilità di scegliere di vivere una vita degna di essere vissuta.

Allora buona strada, giovani!

Alla sera della vita saremo giudicati sull’amore (San Giovanni della Croce)”.