L’imponderabile che spunta dietro l’angolo
Questione di… tappo. Di quelli che saltano fuori, incontrollati, quando meno te l’aspetti. Che possono far male persino nel momento dell’apoteosi. E che rendono una giornata di gioia permeata persino da un pizzico di amarezza.
Alle bollicine non si comanda. Il povero B lo ha sperimentato a proprie spese sul podio del Giro d’Italia, rimettendoci un occhio della testa, ma tutt’altro che in senso metaforico, e venendo costretto al ritiro per sottoporsi ad esami specialistici.
Che un corridore africano, di colore, vinca una tappa della corsa rosa, è un avvenimento più unico che raro, quasi come se un brasiliano si aggiudicasse la 50 chilometri di sci di fondo alle Olimpiadi, magari anche in tecnica classica.
In quel momento avrà pensato alle sofferenze della sua terra, l’Eritrea, uno dei paesi più poveri del pianeta, dalla quale è riuscito ad affrancarsi a colpi di pedale, ma che non potrà mai dimenticare. E il desiderio di festeggiare il prestigioso successo, bissando quello ottenuto poche settimane prima alla Gand Wevelgem, sarà stato sicuramente superiore al dolore provocato dalla sua stessa imperizia (forse perché per diverse ragioni raramente abituato…) nello stappare una bottiglia di champagne.
Ma qui non è l’aspetto agonistico che merita di essere analizzato, quanto piuttosto ciò che di imponderabile si può nascondere in ogni episodio della nostra vita, anche di quelli più gratificanti.
È un richiamo a restare saldamente con i piedi per terra, ad un sano esaltarsi in quel momento particolare, che però rischia di essere vanificato da eventi non preventivati e sui quali non si può incidere.
Dura di più il tempo che dedichiamo nel ritenerci soddisfatti per una nostra affermazione, in qualsiasi campo? Oppure quello che ci fa rimuginare per le sconfitte patite o per le vittorie che non riusciamo a godere fino in fondo, alle quali non attribuiamo il giusto significato?
Probabilmente non è una questione di durata, ma di qualità e di indole. C’è chi non muta atteggiamento né di fronte a una vittoria, né al cospetto di una sconfitta, come se tutto rientrasse nel normale corso degli eventi. Una sorta di autodifesa. Il rischio, in questo caso, è che si dia tutto per scontato e non si ricavi dalle sconfitte quell’insegnamento utile per il futuro.
Ecco che perseguire la moderazione si rivela l’esercizio più appropriato. Una forma di saggia equidistanza e di costruttivo distacco, che induca a trarre il meglio da ogni circostanza, ma che al tirar delle somme ci faccia apprezzare più di tutto l’impegno profuso e dire a noi stessi di avercela messa comunque tutta.
Perchè spesso la vita, chissà per quale arcano mistero, si diverte a capovolgere il percorso che pensavamo di aver tracciato e a richiamarci alla dura realtà.
Anche solo per colpa di un tappo.
“Gli accidenti, cercare di cambiarli… è impossibile. L’accidentale rivela l’uomo” (Pablo Picasso).
