La vita infinita. O è la fine della vita

Cicerone si starà quantomeno rivoltando nella tomba al solo pensare che il suo “De Senectute” possa diventare un classico quasi privo di senso. Perché c’è una sedicente “grande scienza”, così definita dai promotori, che mira a capovolgere l’evoluzione di un percorso naturale avente un nome ben preciso: vita. Una cosa qualunque, insomma, come una invenzione che viene di continuo perfezionata ed adeguata al momento contingente.

È tipico dei periodi più difficili ed oscuri della storia che la vita venga presa di mira non per migliorarne il tenore, ma per testarne in maniera inopinata la possibilità di rivoluzionarne le dinamiche biologiche ad essa peculiari.

Sarebbe facile ritornare indietro nel tempo e scomodare il ricordo di qualche folle esaltato della metà del secolo scorso, tristemente famoso per i suoi turpi esperimenti tesi a ricercare la purezza genetica della razza, eliminando ogni possibile manifestazione impropria. Una sorta di antesignano della cultura dello scarto che oggi, pur non puntando, per fortuna, alla soppressione fisica dell’individuo, orienta i benpensanti ad isolare il diverso perché ritenuto di intralcio alla normalità omologata e omologabile.

A leggere ciò che riporta l’autorevole MIT Technology Review, la rivista di proprietà del Massachussetts Institute of Technology, colui che dalla sua intuizione ha fatto sorgere il colosso mondiale del commercio elettronico, facendolo diventare la più grande Internet company, sta finanziando con ingenti investimenti una start-up allo scopo di invertire il normale andamento della vita attraverso una riprogrammazione cellulare che, azzerando la vecchiaia, consentirebbe di mantenere le persone sempre giovani.

Roba da fantascienza al semplice leggere queste parole, assolutamente irrealizzabile. O almeno si spera.

Ciò che però lascia esterrefatti è il concetto della vita ridotta alla stregua di un oggetto, come se fosse uno strumento elettronico, di quelli che è possibile acquistare nei negozi specializzati, che per essere al passo con i tempi è necessario “upgradare alla release” successiva, come dicono quelli bravi, ovvero ad aggiornarla al successivo stadio.

Già sarebbe pronta una squadra di scienziati, alcuni insigniti anche di Premi Nobel, che dietro compensi milionari (alla fine l’amo è sempre lo stesso: lo sterco del demonio) avrebbero dato la loro disponibilità ad aderire a questo progetto.

Nel corso dei secoli è stata sempre vista come una utopia o una chimera la possibilità di ricorrere anche all’inimmaginabile per far perdere all’esistenza il suo carattere di finitezza. In questo caso, però, non si tratta di creme magiche o di “bibitoni” miracolosi. Qui c’è in gioco la sacralità stessa della vita, il suo utilizzo a fini commerciali, arrivando fino a capovolgerne il normale corso evolutivo e involutivo.  

A prescindere o meno dalla riuscita di simili iniziative, il rischio è che venga fatto passare il messaggio di voler puntare al miglioramento della qualità della vita, mentre al contrario lo scopo autentico è quello di alterarne e sovvertirne l’essenza per ragioni di mero arricchimento.

Se finanche la vita, già troppe volte violata, mistificata e depotenziata del suo autentico valore, finisse per abdicare al cospetto di potentati economici, che possono indisturbati accentrare su di essi scelte così dirompenti, sfruttando il silenzio e l’indifferenza della comunità scientifica, ecco che è giunto allora il momento di lanciare un concreto segnale di allarme.

Di elisir di lunga vita sono piene le favole. E lì devono restare.

Una vita profonda è più importante della longevità (Avicenna)