Dimmi di cosa ti “alimenti” e ti dirò chi sei

Ormai è un mantra: tutti sappiamo quanto è importante l’alimentazione per una vita sana, ma anche per l’equilibrio delle emozioni. Il benessere psicofisico dipende dal cibo.

Noi incorporiamo gli alimenti, li trasformiamo in una parte di noi stessi. Essi ci nutrono, accrescono il nostro corpo e diventiamo ciò che mangiamo.

Il cibo è anche un esercizio di libertà: mangiamo ciò che ci piace, scegliamo ciò che ci dà gusto. Ma siamo anche molto abitudinari: tendiamo a ritornare ai sapori conosciuti, che ci tranquillizzano e ci fanno sentire al sicuro.

Noi siamo ciò che mangiamo: le abitudini alimentari incidono sul nostro modo di essere. Emaniamo un certo odore perché mangiamo certe cose. Abbiamo un certo metabolismo perché seguiamo una certa abitudine alimentare. Da ciò che ingeriamo dipende anche il nostro colorito, il nostro sguardo, il nostro aspetto.

Siamo sempre più sensibili all’alimentazione per il corpo. Ma quanto pensiamo a quella della mente?

Noi siamo ciò di cui la nostra mente si nutre: se ci alimentiamo di bellezza, di cultura, di sapere siamo in loro, altrimenti siamo denutriti.

Se la nostra mente non è adeguatamente sfamata, se non si apre alle altezze che la fanno crescere, ma rimane piegata solo su cose basse, routinarie, banali, resta infantile o, peggio, regredisce allo stato animale.

Non voglio lanciare invettive contro qualcuno, ma vorrei poter spronare tutti a uscire da un ripiegamento dell’anima e della testa verso ciò che non nutre, che non fa stare bene, perché è insufficiente, quando addirittura nocivo, al nostro benessere.

Viviamo in un paese meraviglioso che trasuda bellezza, arte, storia, cultura, natura, sport, passioni che spaziano dal mare alla montagna. E vedere i nostri giovani (e spesso non solo loro…) ripiegati sugli smartphone, spesso chiusi in casa, attirati e irretiti da amicizie virtuali, dare in pasto la propria testa a modelli insipidi, mi intristisce.

Certo, la tecnologia ci offre tante opportunità, ma è un mezzo e non un fine. Dovrebbe essere un trampolino di lancio verso ciò che ci fa crescere perché nutre il nostro essere umani.

Ma quando l’alimento per cuori e cervelli sono le chat, i social e le lezioni che si ascoltano sono solo quelle degli influencer di turno, per la nostra mente è troppo poco. Voliamo troppo basso e rischiamo di schiantarci.

Va bene la leggerezza, va bene l’evasione, ma devono trattarsi di parentesi rispetto ad una normalità fatta di vita reale, di persone concrete, di esperienze profonde, di senso vissuto davvero.

Chi sono i nostri modelli? Quello a cui attingiamo, quello diventiamo. Se coloro a cui ci ispiriamo sono persone senza spessore, perderemo anche noi il nostro. Se emuliamo solo chi sa costruire castelli di sabbia e si perde nella banalità delle opinioni, perderemo anche noi radici e certezze.

Duc in altum! Cari giovani, aspirate alle cose più belle e più vere, solide e davvero gustose. Abbiate cura del vostro corpo, ma anche dell’intelligenza e dello spirito.

Abbiate cura di voi!

“La bellezza salverà il mondo” (Fedor Dostoevskij).