Da Ercolano ai giorni nostri: gli altri siamo noi
Era domenica anche quel 24 ottobre del 79 d.C. quando, all’ora di pranzo, con un boato terribile, il Vesuvio eruttò: rocce, ceneri, fumo e poi colate di lava che scendevano, a una temperatura che si aggirava sui 500 gradi, a una velocità di circa 100 chilometri orari. E poi altre esplosioni, altre colate.
Panico e terrore la cui eco sentiamo ancora oggi. Storie di vite spezzate, che continuano a raccontarsi 2000 anni dopo. Testimonianze di esistenze lontane nel tempo e negli usi, che giungono intatte fino a noi. Un passato immobilizzato, che si proietta senza contaminazioni nel futuro.
Una storia di queste la stiamo ricostruendo proprio negli ultimi giorni, attraverso uno scheletro liberato ora dal muro di detriti che per secoli lo ha avvolto, accolto e conservato per noi, perché ci parlasse oggi.
Cosa ci narra quest’uomo di 40 anni, bloccato per sempre sul lido del mare? Perché si trovava lì? Tante le ipotesi, ma una mi affascina più di altre: potrebbe essere uno dei soccorritori. Quelli, per intenderci, della spedizione di Plinio il Vecchio, lo studioso morto sulla sua nave mentre tentava di raggiungere la riva per prestare aiuto.
Accanto allo scheletro ritrovato, da ultimo è stata rinvenuta una bisaccia recante oggetti di metallo. Forse attrezzi da utilizzare per liberare qualcuno rimasto imprigionato?
Commuove l’idea che quest’uomo avesse deciso di affrontare l’inferno, di guardare la morte in faccia, di lasciare le sue sicurezze mosso esclusivamente dal senso di solidarietà umana. Quel sentimento che porta ad avvertire gli altri non come estranei, ma come “fratelli”, esseri umani come me, con gli stessi bisogni e le stesse paure, la cui peggior sorte sarebbe quella di essere lasciati soli. Lui sono io.
A noi del XXI secolo d.C., tecnocrati e relativisti, superbi nel nostro scetticismo verso un passato non evoluto e ignorante, cosa racconta quest’uomo sorpreso dalla morte ai piedi del Vesuvio?
Potrebbe ricordarci che il volontariato, con le onlus e le ong, non è invenzione dei moderni, ma affonda le sue radici molto lontano. C’è un fil rouge che dalla tragedia di Ercolano e dintorni si collega a Emergency, passando per le Confraternite medievali: la storia, quella che trapassa i secoli, è fatta di persone lontane dal narcisismo egocentrico di cui spesso siamo ammalati. Persone che si rendono conto che quella degli uomini è una catena di vita che finisce se ciascuno evita di tenere le braccia conserte, ma le tende a chi è vicino.
L’uomo è relazione e chi non vive questa dimensione dimentica la parte più autentica di sé.
Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro (Gesù, I secolo d.C.)
