… e allora scrivo a voi, cari ragazzi!
Dad è l’acronimo che tutti ormai hanno imparato a conoscere. Per me, nonostante impegni molto mia moglie, rappresentava una realtà distante finchè non è toccata a mio figlio di 3 anni. Allora ho capito che la sigla significa inequivocabilmente “diavolo a domicilio”.
Per un isolamento cautelativo me lo sono ritrovato in casa mentre in realtà dovevo lavorare tra meeting e conference call. Mi sono sentito Tom Cruise di “Mission Impossible”.
Ma devo dire che quell’oretta in cui Gabriele poteva vedere i suoi amici e le sue maestre, continuare le sue abitudini quotidiane, mentre curioso lo seguivo con sorriso e soddisfazione nelle sue attività e nelle sue scoperte, mi ha fatto tuttavia apprezzare il valore di questa modalità, cui nessuno avrebbe immaginato di ricorrere e che invece nell’emergenza si è rivelata fondamentale.
In effetti, al di là dell’importanza di garantire un percorso di istruzione, quelle telecamere accese nelle case di compagni di classe e insegnanti sono decisive per dare continuità alla socialità.
Penso alle migliaia di teenager che negli ultimi mesi hanno perso la scuola come ambiente vitale, insieme alle attività e allo sfogo della palestra, e non possono nemmeno andare a mangiare una pizza il sabato sera, rinunciando anche ai compleanni e alle tanto attese feste di 18 anni.
In questo contesto la videocamera di Meet o di Zoom, puntata sulle scrivanie o sui pensili della cucina, a prima vista sembra l’ennesima costrizione che ti fa perdere anche la riservatezza e spalanca le porte della tua casa anche a chi non avresti mai invitato, come quell’antipatico del prof di fisica. Un odioso strumento di controllo, come quello subito da Winston Smith di “1984”.
Allora mi rivolgo a voi, ragazzi, e vi invito anche io ad accendere le telecamere, non per far vedere ai prof che li state ascoltando (tanto potete sempre disegnare mentre fingete di prendere appunti), né per dimostrare che non leggete il libro mentre siete interrogati (tanto sul monitor dello stesso pc potete tener aperte le dispense), ma per voi stessi, per non perdere l’opportunità di guardare i volti degli altri, per non diventare automi prosopagnosici (come cos’è!?! È la malattia di cui soffre Brad Pitt, per cui non riconosce i volti delle persone e tutti dicono che sia antipatico e maleducato perchè non saluta mai).
Ragazzi, quella camera accesa in molti casi è l’unico filo che vi tiene a galla con la vita di sempre, quella quotidianità che prima sembrava pesante e noiosa, mentre ora tanto vi manca. Costituisce l’unico legame con la vita vera, che vi consente di stare a contatto con gli altri e rimanere persone.
E se anche doveste far scoprire al famigerato prof di fisica che il vostro cantante preferito è Ultimo, di cui nell’inquadratura si vede bene il poster attaccato al mobile della vostra stanza, tranquilli: sarà un modo per entrare un po’ più in confidenza, ammorbidire le tensioni e vivere una lezione più rilassati. E se fate una battuta sulla chat, potete vedere i volti dei vostri compagni che sorridono e questo non ha prezzo.
Non state abiurando la vostra privacy, state difendendo il vostro essere relazionali, il vostro essere umani.
Quella telecamera accesa serve a voi, non ai prof.
Allora che dite: la accendiamo?
