Quel sottile confine tra ragione e follia
“Era una persona tranquilla”.
Quante volte abbiamo ascoltato questa unanime reazione di meraviglia e al tempo stesso di sconcerto da parte di vicini e conoscenti. Anche per l’ultimo fatto di cronaca, così come purtroppo per tanti casi analoghi verificatisi in passato, il refrain è stato lo stesso.
Ma come può accadere che una persona “normale” – ammesso che esista un valido e obiettivo concetto di normalità – all’improvviso perda il controllo e si trasformi nell’omicida di moglie e figlio, per poi tentare il suicidio lasciandosi precipitare dal balcone?
Sono notizie che fanno rabbrividire: come può rendersi colpevole di un delitto così efferato un “tranquillo” padre di famiglia?
Dietro quanti “tranquilli” padri di famiglia può nascondersi un feroce assassino? Potrebbe capitare anche ad ognuno di noi?
La pandemia in corso ha indubbiamente un effetto esplosivo su animi già esacerbati dalla vita e ora messi ancora di più sotto stress da crisi economica e assenza di valvole di sfogo. Ma episodi di questo tenore si sono registrati anche prima. Cosa c’è dietro?
Nell’ultimo episodio il fattore scatenante è stato, sembra, la comunicazione da parte della moglie di voler porre fine al matrimonio. Non conosciamo le motivazioni, ma è sufficiente questo a spiegare l’impulso cieco che conduce a un reato così truce?
Forse quando la famiglia è il tutto della tua vita, non accetti che questo tutto svanisca, perché viene a mancare l’humus della tua esistenza e allora meglio farla finita, meglio sparire tutti, meglio essere risucchiati nel nulla.
Niente di nuovo sotto il sole. Dagli antichi tempi di Medea un rifiuto può far scaturire esiti tragici: la lotta tra ragione e passione vede trionfare quest’ultima al punto da annullare il sentimento di amore per i figli che, seppur nello strazio più accorato, vengono eliminati per sopprimere con essi il frutto più tangibile dell’amore che fu.
Volontà di annientamento, dunque. Chi potrà salvarsi?
Forse chi è in grado di “leggere” in anticipo e di non sottovalutare i propri e gli altrui segni di stanchezza? Chi sa che per non rimanere invischiati nelle pieghe della stritolante quotidianità a volte la vera forza morale è saper chiedere aiuto, abbandonando ogni moto di orgoglio spesso messo in campo al solo fine di evitare il coinvolgimento e il chiacchiericcio degli altri? Chi riesce a mantenere sempre acceso quel lume di consapevolezza grazie al quale si riesce a comprendere che dietro ogni dolore e delusione la vita ha comunque sempre un senso?
Noi abbiamo nelle nostre menti una parte sana e una parte malata. Noi negoziamo tra queste due parti (Haruki Murakami).






