Il lavoro sicuro: il paradosso in un aggettivo
Sembra quasi suonare addirittura provocatorio quell’attributo nel titolo, a seconda di come lo si coniughi e in quale contesto lo si collochi.
Ricondotto a un idea di stabilità, fa affiorare alla mente il sinonimo che aveva accompagnato le generazioni dei nostri nonni – quelle uscite abbastanza malconce, seppur “forgiate”, dalla guerra – che nutrivano proprio per questo un indomito spirito di rinascita: lavoro fisso.
E da qui tutta la serie di considerazioni legate all’opportunità di partecipare a concorsi pubblici (e a vincerli, possibilmente) perché il posto “statale” aveva in re ipsa quel requisito di “intoccabilità” e di garanzia per il futuro scolpita nella pietra fino al trattamento di quiescienza.
Depauperata, anche se non del tutto venuta meno, questa tipicità – per le aziende private il problema, in verità, non si è mai posto – oggi quell’aggettivo tende ad essere declinato attraverso un duplice significato: il primo attiene al concetto di costanza nel tempo di una attività da condurre, si spera con un rapporto di lavoro non precario e non fantomatico; il secondo alla sussistenza di tutti quei requisiti che lo rendano quanto più possibile inattaccabile da fattori esterni, che soprattutto non vadano a pregiudicare la salute. E purtroppo, a volte, fino alle estreme conseguenze.
È di questi giorni il report del primo trimestre dell’anno dell’Inail, che mette a nudo una sempre più triste contabilità: indubbiamente condizionato dai decessi avvenuti in ambito sanitario per il Covid-19, il dato che emerge, in relazione allo stesso periodo del 2020, fa registrare un incremento del numero dei lavoratori scomparsi dell’11,4%, da 166 a 185 rispetto alle denunce presentate. Calendario alla mano, quasi due “morti bianche” al giorno. Terribile.
Pur se fino al 2019 il trend del numero delle vittime appariva progressivamente in calo – indice di una acquisita consapevolezza, ma non di una definitiva maturità sul tema della sicurezza – la prima rilevazione del 2021 fa registrare il medesimo andamento se posto in relazione anche al numero totale degli incidenti sul lavoro.
Constatazione, questa, che non deve indurre nel modo più assoluto a una visione ottimistica in prospettiva, perché il dato risente sia del decremento complessivo degli occupati che dell’irruzione del lavoro da remoto nelle realtà aziendali, che ha ridotto sensibilmente la frequenza degli spostamenti.
Eppure, nel passaggio dal decreto legislativo 626 del 1994 al Testo Unico 81 del 2008 e in tutti i provvedimenti complementari successivi, ivi compreso l’accordo Stato-Regioni, sono stati fatti decisi passi in avanti nell’impianto generale della gestione della sicurezza, non solo perché si è passati da una visione regolatoria rigidamente calata dall’alto a una più mirata alle specificità di ogni singola realtà produttiva, ma anche perché sono stati potenziati alcuni elementi che la rendono, per quanto in carico quasi esclusivamente all’azienda, comunque sinergica tra le varie figure che ne garantiscono il regolare andamento, ivi compreso il dipendente.
Non v’è dubbio che l’approccio rispetto a qualche anno fa sia migliorato. Quando, cioè, il rispetto delle norme sulla sicurezza era vissuto quasi esclusivamente come una fastidiosa appendice alla normale operatività, con il budget ad essa dedicata spesso suscettibile di continue revisioni al ribasso.
Negli ultimi anni, stante, tra gli altri aspetti, anche il potenziamento del regime sanzionatorio, la responsabilità solidale delle aziende appaltatrici nei confronti di quelle subappaltanti e la sospensione dell’attività in caso di grave inosservanza del citato Testo Unico, si riscontra una maggiore sensibilità sul tema ad ogni livello. Anche se i sinistri continuano inevitabilmente a verificarsi, a volte stroncando giovani vite.
Ma l’autentico salto di qualità, sotto ogni profilo, si riscontrerà quando tutti gli attori, a diverso titolo coinvolti, saranno pienamente orientati nel considerare la gestione della sicurezza non più (o non solo) un mero adempimento, ma un valore da perseguire costantemente. Senza se e senza ma.

