Genitore, lascia che tuo figlio sia

Solo lui, ora abitante del mondo della verità, conosce le ragioni concrete del tragico addio alla vita terrena. Agli inquirenti il compito di risalire alla esatta dinamica dell’accaduto, perché tutto il resto appartiene al campo delle supposizioni.

Ma se quella prevalente si dimostrerà effettivamente tale, ecco che allora si apre un ventaglio di considerazioni sul rapporto genitori figli e sulle aspettative riposte dai primi nei secondi. E che, quando disattese, possono condurre anche a situazioni estreme.

Parliamo della recente vicenda che ha visto infelice protagonista F, il ventitreenne di Marsala (TP), studente di ingegneria informatica a Pisa, ben lontano dal conseguimento della laurea triennale, nonostante avesse informato la famiglia di dover discutere la tesi il 27 luglio, per quanto il suo nome non risultasse negli elenchi ufficiali della specifica sessione.

Di certo questo triste fatto di cronaca provoca una serie di riflessioni su quel sottile equilibrio psicologico che intercorre tra chi si costruisce una realtà per sentito dire e chi, invece, da quella stessa realtà cerca di fuggire perché consapevole di non poterla affrontare con il successo che gli altri si aspettano.

La domanda sembra retorica alla luce di quanto accaduto: può una delusione arrecata agli altri essere più invasiva della verità, addirittura fino alle peggiori conseguenze, per chi non è in grado di sopportarla?

Evidentemente sì, se quel titolo di studio da conseguire può, ad esempio, rappresentare il riscatto di una vita per genitori che non hanno potuto beneficiare della stessa possibilità, non solo economica, dei figli. Come dire, va bene anche un realizzarsi per interposta persona. A quale prezzo?

Ma se il percorso presenta degli ostacoli – o addirittura non andava neanche avviato perché lontano dalla propria indole, dalla propria capacità e dalle proprie aspirazioni – le ripercussioni potrebbero condurre a un eccesso di responsabilità sui figli che, pur di non deludere i genitori, rischiano di rimanere schiacciati di fronte ad una situazione che può diventare insostenibile.

L’errore più grave in questo contesto sarebbe quello di rendere oggettivo un comportamento ed elevarlo a soluzione. Per come è strutturata, l’università difficilmente lascia scampo a chi non è in grado di “autocadenzare” un ritmo di studio consono al titolo che si vuole conseguire, soprattutto in un’ottica di collocazione futura nel mercato del lavoro.

Ecco perché è fondamentale che i genitori leggano nel cuore dei propri figli e consentano loro di esprimere se stessi, anche se i desideri non sono coincidenti. E che soprattutto riescano a trasmettere ai figli la fiducia in loro stessi, senza che quest’ultimi si sentano costretti anche a superare l’ostacolo della diversa volontà dei genitori nei loro confronti.

A cosa serve la corona di alloro sul capo se poi si è infelici e insoddisfatti, rischiando persino di rovinare l’esistenza ad altri?

Quali potrebbero essere le conseguenze di un magistrato o di un medico “forzati”, se la loro vocazione autentica è altrove rispetto all’aula di un tribunale o a una sala operatoria?

Il finale sarebbe tragico, mentre sul palcoscenico della vita tutti dovremmo costruire un dramma a lieto fine. Per noi e per il prossimo.

Conosci te stesso. Diventa ciò che sei, avendolo appreso (Pindaro).