Perdere tempo per dare senso al tempo

Fino a poco più di dieci anni fa la metamorfosi da cliente a cassiere, una volta giunti al momento di pagare al supermercato, facendo tutto da soli ed evitando la fila, sembrava una soluzione a tratti avveneristica.

Poi qualche grossa catena ha cominciato ad introdurre addirittura il lettore “spesa facendo”, in modo da giungere alla fine con un ultimo colpo in canna: quello da sparare contro un codice a barre per ottenere il prezzo complessivo e pagare. Rigorosamente con carta di credito o bancomat.

E tutto ciò nell’ottica di razionalizzare il bene più prezioso della nostra epoca (amore a parte, che resta comunque sempre un evergreen): il tempo. Per fare tutto più velocemente, tutto da soli. Già, tutto da soli.

C’è chi invece al tempo preferisce attribuire un significato completamente avulso dai giri di lancette per conferirgli un valore taumaturgico nella speranza di mitigare un fenomeno negativo tutt’altro che di poco conto: la solitudine degli anziani.

Si chiama “Uno contro la solitudine” il programma lanciato dal governo olandese che, a partire dal 2022, si pone l’obiettivo di far recuperare alle persone della terza età un livello di socialità drasticamente limitato da specifiche, e a volte inevitabili, circostanze della vita.

Si comincia dai supermercati e dalle “casse leggere”, lungo le quali gli anziani non avranno l’incubo di far tutto in fretta, magari anche per evitare malumori e levate di scudi da chi si trova dietro, perché quelle saranno dedicate non solo all’aspetto “istituzionale” del pagare la spesa, ma anche per dar vita a veri e propri spazi di socialità.

Cassieri che diventano persone di famiglia e si sostituiscono a quei figli che magari abitano lontano e non possono star loro fisicamente vicino se non attraverso la voce del telefono o la videochiamata dello smartphone. Cassiere che si trasformano in amiche, quando non persino in confidenti, per accogliere nel proprio cuore il segreto che quel nonno non ha mai prima di allora voluto rivelare ad alcuno.

Quante persone anziane la cronaca ci restituisce come vittime della solitudine, non perché prive di capacità economiche, spesso frutto di una vita corredata di duro lavoro e tanti sacrifici, ma perché completamente isolate da un contesto sociale (a volte anche all’interno dello stesso condominio!) che fa davvero poco per offrire la minima possibilità di una dignitosa parabola discendente della loro esistenza.

E quanti nonni social ha portato alla ribalta la pandemia. Ma quanti altri nonni l’emergenza sanitaria ha finito per isolare completamente, a volte senza un anelito di speranza.

Una chiacchierata, una parola di conforto, una pacca sulla spalla per le persone anziane, e sole in particolare, valgono più di qualsiasi dono materiale, spesso elargito al fine di provare ipocritamente a stare a posto con la propria coscienza.

Il solo pensare che un domani, se il destino lo vorrà, potremmo anche noi trovarci al posto di quei simpatici, ma spesso tristi, nonnetti deve quantomeno farci riflettere.

Soprattutto al tempo che abbiamo spesso sprecato, destinandolo a cose futili, e che non ritornerà.

E’ il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante (Antoine de Saint-Exupéry)