La festa di tutti i giorni
E se provassimo a festeggiare le ricorrenze al contrario? Pensando, ad esempio, che la festa degli innamorati ricorra tutti i giorni dell’anno tranne il 14 febbraio? Che l’8 marzo, al di là delle ragioni storiche che lo caratterizzano, sia la data in cui la donna ricordi all’uomo di essere il motore del mondo e negli altri 364 pretenda il rispetto che le è dovuto? Che la festa del papà il 19 marzo e della mamma la seconda domenica di maggio serva solo a ricordare che quello della genitorialità è un dono e non un diritto?
Al di là delle ricorrenze tipiche di ogni confessione religiosa, è un dato di fatto che l’essenza autentica di ogni altra singola giornata rischi di esaurirsi giusto il tempo dedicato allo scambio di quel simbolo che la identifica, senza scendere nel profondo, quasi come se si dovesse marcare un cartellino.
Purtroppo sono anni che la spinta consumistica non rappresenta più l’aspetto complementare alla festa, ma ne costituisce quello preponderante. L’oggetto che assurge a idolo per chi si limita a restare in superficie piuttosto che entrare nel merito e nel valore di ogni cosa.
Un po’, insomma, come quando a messa arriva il momento di scambiarsi il gesto della pace – pur con le nuove modalità post Covid, che hanno sostituito la tradizionale stretta di mano – e poi in famiglia si vivono rapporti incrinati per le ragioni più banali ed effimere, oppure al lavoro le dinamiche ordinarie si declinano all’insegna dell’homo homini lupus.
Cosa fare per invertire la rotta? Sicuramente con il cominciare a rinunciare a qualcosa di noi stessi, che spesso significa limitare, quando non arginare del tutto, l’orgoglio e l’individualismo dai quali è davvero difficile affrancarsi.
Spesso si sente dire che la straordinarietà nelle cose è innanzitutto fare bene l’ordinario. Forse, invece, pensare a compiere qualche gesto che esuli dalla nostra routine quotidiana, nella quale siamo immersi e dalla quale difficilmente riusciamo a creare discontinuità, può far star meglio sia noi stessi che la persona alla quale questo gesto “straordinario” viene destinato.
Che poi un gesto straordinario non è detto che debba essere sempre ricondotto al suo valore economico. Può essere semplicemente un atto inaspettato da parte di chi lo riceve.
Telefonare ad un amico del quale si erano ormai perse le tracce, dedicare un po’ di tempo a quel condomino che non sia il semplice saluto di circostanza in ascensore, mettersi al servizio del sociale per apprezzare sempre di più il proprio mondo rispetto a quello nel quale situazioni di disagio e di sofferenza sono all’ordine del giorno.
Nessuno vuole mettere al bando rose, baci di cioccolato, mimose o serate romantiche – richiamandoci alle ricorrenze elencate in premessa – che, anzi, in qualche caso, possono essere il carburante giusto per coppie alle prese con qualche angolo da smussare o desiderose semplicemente di staccare la spina qualche ora e di stare insieme lontano da tutto e da tutti.
Però attribuiamo ad ogni cosa il giusto peso e non dimentichiamoci di tutti gli altri giorni dell’anno.
“L’amore non è un aperitivo o una cena fuori, ma una dannatissima quotidianità che diventa una sorpresa ogni giorno” (Alessandro D’Avenia).
