Igor, Alessandro e un sorriso più forte del timore

Leggere una volta per sempre quel pezzo di carta chiuso in una busta anonima. Era importante farlo nel più breve tempo possibile. Per sé. Per gli altri.

La mente sembrava vivere in una dimensione lontana dal resto del corpo. Igor ne era consapevole. Ma il momento della definitiva rivelazione di quella notizia prima o poi doveva arrivare.

Che qualcosa non andasse per il verso giusto lo aveva intuito suo figlio Alessandro. Da qualche settimana vedeva il suo adorato papà con il volto sempre più corrucciato. Ricordava a stento l’ultimo sorriso di quella mattina ormai lontana.

Il piccolo, con il grembiulino sempre perfetto, a scuola. Lui, invece, circondato da camici bianchi, verdi e blu, in una corsia di ospedale. Indagare a fondo su quel dolore lancinante che a giorni alterni letteralmente squassava il suo petto era diventato l’unico obiettivo della sua esistenza.

Il suo destino era scritto su un foglio che un’impiegata, dopo averlo piegato in due, si era affettata a chiudere in un plico giallo. Con i suoi occhi supplici Igor incrociava quelli della donna, cercando in anticipo una risposta, un’espressione qualunque che almeno lo confortasse. Niente di tutto ciò.

Toccava quindi solo a lui scoprire se il suo domani sarebbe stato a tinte fosche, tendenti addirittura al nero, oppure ancora colorato della luce del sole.

Ma il sole avrebbe dovuto restituirlo innanzitutto a suo figlio, che era ormai abituato alla versione peggiore del suo papà. Ma Alessandro non sapeva. E non sapeva neanche Igor…

Dalla tristezza alla gioia il passo è breve. Basta un cartoncino con un cuore grande così. La maestra non aveva mai visto Alessandro così determinato come quel giorno. Fare per lui quel disegno era come respirare. Era vita.

Niente bicicletta in cortile. Niente cartoni animati. Niente amici. Quel pomeriggio il piccolo aveva un solo scopo: vedere nuovamente sorridere il suo papà.

E così, al minimo rumore della chiave che gira velocemente nella serratura, Alessandro si fionda all’ingresso prima che Igor apra del tutto la porta.

Il figlio guarda il papà. Il papà invece punta lo sguardo su quella macchia rossa che il figlio regge tra le proprie mani.

Sara, moglie e madre premurosa, non riesce a trattenere le lacrime nell’assistere a quella scena. I due maschi di casa, invece, si abbracciano e sorridono. “Missione compiuta”, pensa fiero di sé Alessandro.

Quella busta però continuava a permeare i pensieri di Igor. Ma qualsiasi cosa avesse letto, nessuno avrebbe potuto portargli via il ricordo di quel pomeriggio. Da dove tutto poteva ricominciare come e più di prima.

Decide così finalmente di aprirla. Le sue mani non tremano. Legge quel breve testo tutto di un fiato. Il suo viso non muta espressione. Poi si gira e scorge Alessandro giocare con le macchinine, uno dei suoi passatempi preferiti.

In quell’istante è da solo e non vorrebbe farlo. Ma si ricorda di quel cuore rosso.

E allora Igor sorride.

“Un sorriso è una curva che raddrizza tutto” (Phyllis Diller).