Sette anni per lo scivolo pensionistico del Contratto di Espansione nelle tlc?
Al momento si tratta ancora di una bozza preliminare. Ma il decreto legge allo studio del governo, finalizzato alla ricerca di azioni e strumenti volti a fronteggiare la crisi nel settore delle telecomunicazioni, contempla anche due importanti misure che riguardano il mondo del lavoro.
Una di queste si riferisce al Contratto di Espansione, la cui attivazione in costante e progressivo aumento da parte delle aziende rappresenta il riconoscimento della bontà di un modello vincente, non figlio di una particolare contingenza temporale, ma di un ragionato e lungimirante percorso in grado di proiettare con successo il sistema produttivo, in un’ottica di condivisione di una prospettiva con le organizzazioni sindacali, verso le nuove frontiere del mercato digitale.
In questa circostanza l’elemento di novità non scaturirebbe dall’ennesima modifica della soglia dimensionale di accesso – quando vide la luce nel 2019, la legge che lo istituì fu battezzata come ideata ad hoc per le multinazionali e le grandi aziende, tenuto conto della soglia di accesso di 1000 addetti, fino a giungere agli attuali 50 come numero minimo di dipendenti – ma da un ampliamento del bacino dei potenziali beneficiari dello scivolo pensionistico.
È allo studio infatti un’estensione dell’arco di tempo all’interno del quale il dipendente che su base volontaria intenderà risolvere in anticipo il rapporto di lavoro potrà raggiungere i requisiti di accesso alla prima decorrenza utile della pensione di vecchiaia o anticipata non più entro un massimo di 60 mesi, ma 84. Con l’eventualità che detto incremento possa riguardare anche i Contratti di Espansione già in essere, previa modifica delle intese istitutive presso il Ministero del Lavoro.
Non solo. La bozza prevede anche una parificazione delle due tipologie di accesso in ordine alla contribuzione da versare, rendendo del tutto speculare in tal senso la modalità di conseguimento del trattamento di pensione anticipata con quello di vecchiaia – quest’ultima meno vantaggiosa nella versione dello “scivolo” attualmente vigente – attraverso il versamento della contribuzione correlata per tutto il periodo necessario alla maturazione di una delle due forme pensionistiche.
In questo caso, rispetto alla durata massima, l’isopensione originata dalla legge Fornero e lo scivolo pensionistico del Contratto di Espansione non avrebbero differenze, con quest’ultimo che tuttavia continua a lasciarsi preferire in virtù della cristallizzazione dei requisiti di accesso alla pensione all’atto della risoluzione del rapporto di lavoro. Una certezza che l’isopensione non garantisce.
Non si dimentichi, però, che da solo lo scivolo pensionistico non può essere disposto. Esso rappresenta solo uno dei quattro pilastri di cui si correda complessivamente il Contratto di Espansione, ritenuto tecnicamente un ammortizzatore sociale, ma forse sarebbe più giusto definirlo “contratto a portata multipla” o, con terminologia mediaticamente più efficace, “patto per il futuro”, considerata la strategicità degli elementi che lo caratterizzano.
Gli altri tre restano il piano certificato di formazione e riqualificazione professionale, la rimodulazione dell’orario ricorrendo all’integrazione salariale e l’assunzione di profili professionali innovativi.
