Ragioni ragionevoli perché ragionate, ascoltando le ragioni dell’altro

Stiamo vivendo tempi molto duri, che sembrano mai come in precedenza aver creato una separazione netta tra un prima e un dopo, tra una vecchia normalità e un’auspicata nuova normalità.

Ma la nuova normalità, quando riusciremo a riconquistarla, che sapore avrà? Nuova perché ripristinata o nuova perché poggiata su basi completamente diverse rispetto a quella cui eravamo abituati prima della pandemia?

C’è un dibattito aperto come raramente in passato in epoca non bellica sul concetto di libertà e su come essa debba manifestarsi, tra la prevalenza della sfera individuale e quella di carattere collettivo entro cui le stesse singole libertà possano trovare il proprio ambito ma, allo stesso tempo, il proprio confine oltre il quale non andare.

Il nemico invisibile, e per questo ancora più subdolo, chiamato Covid-19, sta in un certo senso ripianificando la stessa modalità di convivenza non solo all’interno di macrorealtà, come il mondo del lavoro, ma spesso all’interno delle stesse famiglie.

È tangibilmente visibile a tutti, soprattutto al portafogli, il sensibile inasprimento del costo delle utenze basilari per quanto annunciate da tempo, ma di cui nessuno si è mai occupato e si sta occupando in maniera concreta, con il risultato di aver ancora più di prima reso ampia la forbice tra chi riesce ancora a cavarsela e chi, invece, ora comincia ad avere serie difficoltà ad andare avanti.

A preoccupare, tuttavia, è il clima di sfiducia che sta cominciando ad aleggiare anche in quella stragrande maggioranza della popolazione dimostratasi sensibile e ricettiva, sin dal primo momento e senza batter ciglio, a tutte le misure disposte per venire a capo di questa difficile emergenza sanitaria.

Le norme da ultimo definite, di sicuro non un esempio di chiarezza e di conseguente facile applicazione, quand’anche persino contraddittorie, rendono la situazione sempre più complessa e forniscono la sensazione di una navigazione a vista piuttosto che di un progetto preciso, per quanto debba continuamente adattarsi all’evoluzione delle circostanze contingenti.

Tra protocolli, cabine di regia e individuazione delle vere priorità su cui intervenire si rischia di smarrire quella ricerca di equilibrio e di buon senso che deve sempre di più caratterizzare fasi così difficili della nostra vita come queste.

Ogni singolo comportamento, ogni singolo atteggiamento, se non orientato all’interesse comune, può rallentare, quando non addirittura pregiudicare, l’obiettivo di rivedere la luce.

Forse ci saremmo aspettati quel salto di qualità nella lotta al virus, fatto sì di restrizioni e di misure dirompenti per la nostra quotidianità, ma anche di migliori capacità e indole comunicative per farle “digerire” a chi deve osservarle, corredate da motivazioni pertinenti.

Con buona pace di chi si pone dall’altra parte della barricata, di chi contesta le scelte del Governo, di chi mal tollera vaccini e green pass.

Attenzione però: non liquidiamo la faccenda bollando costoro come “negazionisti” e “criminali”. La voce dissonante delle minoranze spesso serve a tener deste le capacità critiche della maggioranza, a renderla eventualmente più convinta delle proprie ragioni, a riflettere sul senso del suo andare e talvolta anche a rivedere alcuni elementi della propria posizione.

Di un aspetto tutti dobbiamo essere convinti: fare sempre il nostro dovere di cittadini, senza temere le voci discordanti (e quante ve ne sono tra gli stessi politici sulla tolda di comando e gli scienziati più allineati…) che, pur nella loro impetuosità e spesso pretestuosità di argomentazioni, testimoniano che un dibattito resta pure sempre vivo.

E tale deve restare. Perché se dovesse venire meno anche il contraddittorio…

“Disapprovo quello che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo” (Evelyn Beatrice Hall).