Corresponsabilità è la parola chiave
È corresponsabilità, a parere di chi scrive, la parola chiave che dovrà caratterizzare il mondo del lavoro in questo 2022, perché la particolare congiuntura economica ed il PNRR costituiscono un occasione irripetibile per la quale dovrà essere un intero sistema a viaggiare compatto verso lo stesso obiettivo, al fine di garantire al paese prospettive di crescita e competitività internazionale. Governo, aziende, sindacati e mondo scolastico e accademico.
Ci sono tanti ambiti sui quali dover rapidamente intervenire. Partiamo per esempio, dal tema dell’incrocio tra domanda e offerta di lavoro, che poggia quasi esclusivamente sui Centri per l’Impiego quando, invece, una sinergia tra il pubblico ed il privato attraverso il coinvolgimento sempre più marcato delle Agenzie per il Lavoro potrebbe migliorare la situazione e rendere l’utilizzo delle risorse economiche più oculato.
Ma incrocio tra domanda e offerta di lavoro significa soprattutto puntare il focus sulle competenze e sulla formazione continua.
Proseguiamo, per difetto, naturalmente. Una ristrutturazione di ambiti e competenze di tutti gli uffici, periferici e non, deputati al mondo del lavoro, che spesso risultano distanti e non allineati alle dinamiche del mondo produttivo. Una riduzione all’osso della burocrazia, che non deve intendersi come una sorta di “tana libera tutti”, ma come un allineamento delle norme al contingente contesto sociale e lavorativo. Un occhio vigile e severo sull’applicazione delle norme in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro.
Chi vieta di pensare, inoltre, che si manifesteranno con sempre maggiore frequenza spinte motivate a prendere in considerazione rapporti non più misurati sull’aspetto temporale, ma sul contenuto?
Magari andremo sempre più a governare soluzioni ibride di tipologie lavorative, per le quali il lavoro subordinato e il lavoro autonomo non saranno più due entità assolutamente distinte e contrapposte, ma avranno ambiti di sovrapposizione sempre più marcati.
Giuslavoristicamente parlando, potranno coesistere, ad esempio, un lavoratore subordinatamente autonomo e un lavoratore autonomamente subordinato?
Un interrogativo, che ha di sicuro il sottile tono della provocazione, ma che deve sempre più farci interrogare sulla necessità di proseguire nel tentativo di modernizzazione del mercato del lavoro per renderlo più semplice e razionale nella sua applicazione.
Ci stiamo avvviando verso il lavoratore che diventa una sorta di imprenditore di se stesso, che attraverso l’aggiornamento continuo del proprio skill professionale si mette frequentemente in discussione, alla ricerca di nuovi orizzonti di occupabilità. Un lavoratore, in un certo senso, con la valigetta degli attrezzi sempre aggiornata alle ultime versioni, dalla nascita sino alla conclusione del proprio percorso professionale, che acquisisca e consolidi la consapevolezza che il processo di informazione e formazione resta in continuo divenire.
Come, quindi, si pongono in questo contesto le relazioni industriali? Possono essere un fattore abilitante? Dal mio punto di vista possono esserlo solamente se la contrattazione si sposterà sempre di più verso la prevalenza del secondo livello, perchè è solo in questo contesto, ove davvero viene generato il valore da parte delle imprese, che potranno scaturire ricadute positive in termini di efficienza e produttività.
Non sottovaluterei, inoltre, la portata della contrattazione decentrata o territoriale. In questo caso associazioni datoriali e sindacali potrebbero svolgere e consolidare quel ruolo di garanzia dell’uguaglianza del modello contrattuale per le aziende ubicate sullo stesso territorio che generano produttività, conoscenza e valore, perseguendo, al tempo stesso, un obiettivo tutt’altro che trascurabile, di giustizia sociale. Si tratta, in sostanza quasi di una nuova geografia del mercato del lavoro.
Ferme restando le rispettive prerogative e nell’ottica soprattutto di evitare tensioni sociali che potrebbero all’improvviso deflagrare, è questo il momento propizio nel quale aziende e organizzazioni sindacali pensino effettivamente a ogni strumento e metodo rientrante nell’ambito della “contrattazione di anticipo” e prevenire conflitti. Due modelli senza dubbio positivi sono il Contratto di Espansione e l’Accordo di Prossimità.
Anche perchè, in chiusura, la vicenda ormai planetaria della “Grande Dimissione” ci sta insegnando una cosa molto importante: è riemerso in maniera prepotente il ruolo della centralità della persona, le cui priorità sono radicalmente mutate e sempre più difficilmente affideranno alle aziende o alle organizzazioni sindacali il ruolo di portavoce delle proprie istanze, se entrambe non saranno capaci di intercettarle adeguatamente.
Ecco perchè questo è il momento opportuno per fare sistema e rendersi l’un l’altro corresponsabili del futuro.


