L’errore di sentirsi al sicuro

Non è da tutti parlare di sé in pubblico. Far cadere maschere e pudore, vincere la naturale timidezza e presentare la propria storia a estranei. Non per esibizionismo, come spesso accade nei talk show, ma perché serva a qualcuno, per riflettere, per guardare alla propria vita con occhi diversi e non dare alcunché di scontato.

Così oggi, al termine della Messa, E ci ha raccontato la sua esperienza di vita, morte e poi ancora vita.

Da brava bambina, studiosa e obbediente, diventa un’adolescente con compagnie sbagliate. Reagisce male al divorzio dei suoi genitori e protesta in questo modo. Il ragazzo che le piace fa uso di spinelli e così inizia il suo rapporto con la droga.

Da quelle leggere passa velocemente a quelle pesanti. In poco tempo comincia il suo percorso verso l’annientamento di sé, senza volersi più bene.

A 22 anni conosce un giovane migliore, le vuole bene sul serio, è il “gancio” per ricominciare ad apprezzare la vita. Un incidente stradale, però, lo porta via e lei scivola nell’abisso più profondo. A 24 anni E finisce in overdose e i medici la salvano per un pelo.

Aver toccato il fondo, aver visto la morte in faccia le fanno capire che deve cambiare, ma non ha la forza di ricominciare. Occorre un aiuto concreto e forte, che possa scuoterla, ed è una straordinaria struttura di recupero a darglielo. Qui impara a volersi bene di nuovo, a notare le bellezze di cui la vita è piena, a lavorare con impegno, a valorizzare le cose semplici e ritorna a vivere.

Oggi E è una ragazza nuova, con un sorriso trasparente e radioso.

Il cuore del suo messaggio? Non sentitevi al sicuro. Non pensate di essere una famiglia al di sopra di queste situazioni. “Nella nostra comunità vivono fior di laureati e professionisti – ci dice – e questo problema può bussare alla porta di chiunque”.

Tanti i sentimenti che mi frullano per la testa. Proprio in questi giorni è passata la proposta referendaria sulla cannabis. Chissà cosa ne pensano E e chi vive accanto a lei.

Provengo da una famiglia di sani principi e mi sto sforzando di costruire un presente sereno per un domani migliore anche a mio figlio e di essere testimone di messaggi positivi nelle realtà che frequento quotidianamente.

Ma cosà incontrerà sul suo cammino? Cosa potrà preservarci da una sorte analoga? Qual è il corretto dosaggio tra ascolto, vigilanza, fiducia, dialogo, comprensione e complicità per realizzare la ricetta perfetta della felicità?

Non traggo conclusioni. E’ giusto che ognuno ricavi le proprie. L’importante è non lasciarsi scorrere via l’opportunità di riflettere e cambiare in meglio noi e il mondo intorno a noi.

Prima o poi l’imprevisto capita e la persona giusta arriva. L’importante è conservare lo spirito aperto per riuscire ad accorgersene. Affrontando la vita senza la sindrome del perseguitato, ma con quella leggerezza vigile che è il segreto di ogni fortuna (Massimo Gramellini).