Qualcuno sostiene che Babbo Natale non esiste…
Eccellenza Reverendissima, ha ragione: Babbo Natale non esiste!
Ma sì, smettiamola una buona volta con il perpetuare la balorda e insulsa leggenda di questo attempato e dinoccolato signore, che ogni anno viene costretto a girare il mondo, sospinto da un propellente chiamato consumismo esasperato, e a salire a bordo di una slitta trainata da renne.
Finalmente è giunto il momento di mettere a riposo per sempre questo simpatico vecchietto ed evitargli di suonare campanelli, bussare alle porte e poi scappare, con la scusa che se si fermasse in ogni casa dovrebbe quantomeno per buona educazione bere un bicchiere di spumante e mangiare una fetta di panettone, con buona pace di trigliceridi e transaminasi. Non facendo così in tempo, quindi, a raggiungere tutti gli eletti nel giorno previsto.
Ora, però, cos’altro potremmo inventarci per sostituire nel cuore dei bimbi, e non solo, quel mondo fatto di di magica attesa, di incredibile meraviglia, di incommensurabile stupore? Certo, c’è chi il Natale lo festeggia, si fa per dire, in una tenda, privo addirittura del minimo non per vivere, ma per sopravvivere, e c’è chi invece addirittura spreca.
Ma se la sua reprimenda era indirizzata soprattutto agli adulti, affinché educhino i loro figli a comprendere su quali basi solide debba essere costruita un’esistenza spesso guidata e condizionata da valori effimeri, perché coinvolgere anche i bambini, ai quali ha fatto improvvisamente venir meno la certezza di un sogno?
Forse a lei è sfuggito che il bambino è certamente più sensibile degli adulti nel comprendere disagi e difficoltà dei suoi simili meno abbienti e nella sua illuminata ingenuità è capace di slanci di generosità che i più grandi neppure col pensiero. Quante merende i nostri figli condividono a scuola e noi non lo sappiamo perché lo fanno in maniera del tutto aperta e naturale.
E poi, ci consenta di suggerirle, senza andare troppo lontano, di guardare all’interno del suo mondo a quali e a quante contraddizioni assistiamo tutti i giorni. Quante incongruenze ci sono tra pastori illuminati e santi sacerdoti che si sporcano le mani in prima persona, operando nei contesti sociali più degradati senza ricevere neanche un grazie, e quanti uomini prezzolati dai paramenti vistosi che invece lo loro due tuniche, per mutuare dal passo del Vangelo odierno, se le tengono ben strette, quando spesso dovrebbero cedere al più bisognoso, bambino o non, anche l’unica che spetterebbe loro senza alcun diritto.
Povero il bimbo, allora, che ha la colpa di essere nato in un contesto di benessere e non può concedersi il lusso di rincorrere la fantasia e di sognare. Povero il bimbo, allora, i cui genitori e nonni in un giorno speciale diventano i Re Magi dei loro figli e nipoti e magari riscattano per un momento la loro infanzia non altrettanto felice attraverso il sorriso del loro pargolo.
E poi: vuole mettere il fascino che si perde quando la mattina del 25 il bimbo rimasto insonne durante la notte trova sotto l’albero i doni, fossero anche cose minime, ma l’importante è scartare la carta? Oppure quando all’improvviso, dopo il cenone del 24, durante l’ennesima esasperante mano di mercante in fiera o di tombola, il papà o chi per esso si alza, lascia di sottecchi la stanza e toglie dalla naftalina quel vestito rosso, quella barba bianca e quel sacco di iuta per piombare all’improvviso conciato sotto mentite spoglie?
Caro Don, ha commesso uno scivolone, lo ammetta, ma sono certo che una persona della sua levatura saprà come rimediare. La immagino la mattina del 25, al termine della celebrazione della Messa, in sacrestia, dopo aver riposto nell’armadio i paramenti sacri, che si veste da Babbo Natale – d’altra parte, ispirato proprio a un suo illustre predecessore, San Nicola – e va a portare, anche solo simbolicamente, un attimo di gioia a qualche bimbo in difficoltà, magari fresco reduce di sbarco con i suoi genitori. Per la scelta mi rimetto al suo buon cuore, che non dubito abbia.
Con sincera e filiale deferenza.
“Il Natale sprigiona un meccanismo che sa di buono. Condividi la tua fortuna con chi ne ha bisogno, starai meglio due volte” (Luciano Sante Manara).
