La differenza tra confine e orizzonte? Troviamola dentro noi stessi
Sarà l’effetto della pandemia, che ha reso tutti i popoli del mondo, a prescindere dalla diversa entità delle conseguenze a livello locale, preoccupati spettatori dello stesso evento per un finale mai tanto atteso quanto ancora lungi dal manifestarsi.
Ma neanche la mente più contorta avrebbe potuto immaginare una siffatta circostanza equilibratrice delle dinamiche a livello globale. Tutti sullo stesso piano, insomma, a prescindere dalle latitudini.
A cambiare, però, restano ancora “armi”, modalità e tempi con cui si fronteggia questa emergenza planetaria, che per l’ennesima volta sta mettendo in evidenza, addirittura acuendole, le profonde e spesso ingiuste discriminazioni correlate alla diversa capacità economica dei singoli paesi, quando non dei singoli continenti.
Il 10% dei più ricchi detiene tre quarti della ricchezza mondiale, mentre la metà più povera dell’umanità solo il 2%.
Il 66% degli abitanti dei paesi del G7 ha ricevuto due dosi di vaccino, mentre tra gli africani la quota si aggira intorno all’8%.
Le persone che nei paesi ricchi hanno ricevuto la terza dose sono quasi il doppio di quelle che nei paesi poveri hanno ricevuto le prime due.
Circa il 55% delle persone ha ricevuto almeno una dose, ma purtroppo i vaccini restano un’utopia addirittura per il 94% degli abitanti dei paesi poveri.
Se, come sembra, la parola chiave del nuovo anno, più che di quelli trascorsi, è indubitabilmente solidarietà (concreta però, non di facciata!), chi non può muovere i fili del potere e subisce le decisioni altrui, non sempre ispirate al benessere comune, come può agire?
La famosa e proverbiale goccia può rendere l’oceano sempre più colmo di acqua. E a volte tutto si riconduce nel trasformare in ripercussioni tangibili ciò che probabilmente già albergava nella sfera dei desideri e dei buoni propositi non messi in pratica.
Possono risultare considerazioni generiche, ma ognuno di noi provi a modificare il proprio stile di comportamento nelle circostanze quotidiane della vita, oppure a orientarsi nell’affrontare il futuro con una predisposizione di animo diversa, fino a mettere in discussione addirittura se stessi per privilegiare l’interesse del prossimo. E poi ne tragga un bilancio.
A proposito di stile, allora ne suggerisco uno: in qualsiasi ambito dovessimo trovarci ad operare, pensiamo in primis sempre di chi ci dobbiamo occupare e non di cosa ci dobbiamo occupare.
È un po’ la differenza, assolutamente sostanziale nel misurare prospettive e aspettative individuali, tra l’io sono e l’io faccio: il primo è focalizzato su se stesso e vive di un miope confine, il secondo sugli altri e ha dinanzi a sé solo positivi orizzonti.
“Non far caso a me. Io vengo da un altro pianeta. Io ancora vedo orizzonti dove tu disegni confini (Frida Kahlo).“


