Una vita in 10 minuti dopo miliardi di sole parole

Ginevra 25 e Alice 76. Non sono i nomi di due taxi, ma di due entità virtuali che un giorno si ritrovano invece una di fronte all’altra, in carne e ossa, riconoscendosi non per le sembianze fisiche, ma solo per la voce.

Vite trascorse nel più completo anonimato. Anzi l’anonimato è la loro vera identità. Ma come due rette parallele che si incontrano all’infinito (un paradosso che ancora oggi continuo a non capire) giunge il momento in cui l’infinito stesso diventa attuale e ci si può finalmente guardare negli occhi.

Questa è la scena che mi si è posta dinanzi. Due donne, provenienti da territori diversi, che però il destino si è divertito a far recitare sullo stesso palcoscenico, nello stesso giorno, alla stessa ora nel momento dell’addio all’attività lavorativa dopo tanti anni e miliardi e miliardi di parole pronunciate prima ad una cornetta e poi al microfono di una cuffia.

In dieci minuti si sono raccontate tutta la loro esistenza. E poco importa se questo tempo, rapportato ai mesi e mesi trascorsi da perfette sconosciute, sia paragonabile a un pulviscolo. Ma di sicuro sarà stato un tempo di qualità, che nessuna della due avrebbe mai pensato di poter vivere.

Una voce maschile le chiama con i loro veri nomi (finalmente!) per un ultima firma e insieme entrano in una grande sala mischiandosi a tante altre persone, ritornando anonime come tutta la loro vita, e non le rivedo più. Forse anche loro non si rivedranno mai più, nonostante le sicure reciproche promesse di non affidare più alle congiunzioni astrali un nuovo momento comune.

C’è chi vorresti vedere quanto meno possibile, e invece sei costretto a condividere addirittura una quotidianità. E chi avresti desiderio di incontrare sempre, e sempre come se fosse la prima volta. Ma l’unica certezza è quella di potersi solamente risentire a telefono.

Che bella contraddizione è la vita…

“Due persone non possono incontrarsi neanche un giorno prima di quando saranno mature per il loro incontro” (Sandor Marai).