Quando la vita ti dice no e tu dici no alla vita
Esiste un limite oltre il quale è giusto non insistere per rispettare la liberta di scelta di farsi o meno aiutare, pur se oggettivamente la persona indigente si trova in una situazione di disagio assoluto? Disagio che, purtroppo, può condurre fino alle conseguenze estreme?
Risale a pochi giorni fa la notizia di un clochard trovato morto assiderato su una panchina in un quartiere elegante di Torino, dopo essere stato, a quanto pare, più volte esortato a raggiungere delle strutture pubbliche e private, nelle quali potersi rifocillare ed essere accudito notte tempo.
Per una volta sembra non essere stata l’indifferenza la causa indiretta del decesso, ma una precisa volontà da parte dello sfortunato uomo di non fruire di quella mano tesa.
Sono queste le circostanze meno indicate per dare giudizi o stigmatizzare atteggiamenti, con il “se l’è cercato lui” che rischia di fare capolino, forse per creare a noi stessi un alibi per tutte quelle volte che avremmo potuto aiutare qualcuno e non l’abbiamo fatto.
Nel suo stato di disperazione profonda, P avrà preferito accontentarsi di quel posto all’addiaccio su una panchina, ormai “suo”, magari strappato con le unghie e con i denti e contendendolo anche ad una persona nelle sue stesse condizioni, piuttosto che beneficiare di una situazione più “umana”.
Quando e se la vita gli avrà voltato le spalle, ammesso che l’abbia vissuta qualche volta da una prospettiva migliore, questo soltanto P lo sa. E pur di non abbandonare il nulla che si era procurato, ma che per lui rappresentava tanto, ha rinunciato a qualcosa di più concreto. Di più sacro. Ha rinunciato alla sua vita.
Impossibile esprimere un giudizio. Quello della strada è un mondo a parte, che solo di rado si ricongiunge a quello ordinario. A volte è possibile recuperare, anche felicemente, normalità, rapporti familiari, vita civile; a volte no, senza colpe e senza condanne. L’importante è provarci, non ignorare.
Chissà quante storie potrebbero raccontare quegli uomini e quelle donne – qualche volta in compagnia di animali, spesso la loro unica stabile fonte di relazione – che giacciono durante la notte in quei letti fatti di cartone, di qualche coperta raffazzonata, di cuscini ricavati dalle loro stesse braccia, a terra nei parchi, oppure nelle stazioni, oppure in tanti posti rimediati.
E quanto arricchimento interiore ricevono i tantissimi volontari che cercano di alleviare al massimo e al meglio il disagio di queste persone.
Di sicuro il solo entrare a contatto con questi fratelli meno fortunati ti porta a relativizzare molte cose, a considerare nel giusto ordine di priorità, anche dal punto di vista squisitamente morale, tanti aspetti della tua vita, o a ritenerli addirittura superflui.
Quegli occhi che ti guardano, spesso spenti dalla sofferenza, ma desiderosi di sentirsi amati, vanno diritti nel tuo cuore.
Senza lasciarti mai più indifferente.
“Nessuno si stanca di essere aiutato. L’aiuto è un atto in conformità con la natura. Non stancatevi di riceverlo o di prestarlo”. (Marco Aurelio)
