Le infinite sorprese della vita
Abbiamo ancora impresso nella mente il clamoroso epilogo dell’ultima gara del campionato di Formula 1, con Hamilton già pronto a stappare la proverbiale magnum di champagne, quando l’imponderabile sempre dietro l’angolo si è divertito a cambiare un finale ormai già scritto per incoronare Verstappen con la palma di campione del mondo.
È invece di questi giorni il video che spopola in rete, nel quale una insegnante di terza elementare di Washington si cimenta in quello che gli appassionati di basket conoscono come il tiro della disperazione, scagliato da una distanza impossibile, tipicamente quando mancano pochi secondi dalla fine del tempo di gioco. La palla, dopo una parabola perfetta, si insacca nel canestro tra il tripudio dei suoi giovani allievi e lo stupore della stessa infallibile “cecchina”.
Al di là dell’evidente diversità dei contesti – il professionismo spesso esasperato dalla tecnologia da un lato, l’innocente felicità quale colonna sonora a suggellare il successo della maestra dall’altro – esiste un unicum che lega le due circostanze, perché entrambe vivono della luce riflessa sancita da un momento. Da un particolare momento. Proprio da quel momento.
Fino all’incidente di Latifi, che di sicuro passerà alla storia, il destino dei due piloti sembrava ormai scolpito sulla pietra. Entusiasmo alle stelle per l’inglese, amarissima delusione per l’olandese.
Prima di quel canestro la giovane pedagoga statunitense aveva probabilmente visto solo in tv uno di quei tiri all’apparenza folli, che nessun allenatore insegna come il frutto dell’esecuzione di un preciso schema ai suoi cestisti.
Ma per chi è riuscito a vincere anche contro un destino che sembrava beffardo, tutto ciò è stato possibile perché non si è arreso e si è fatto trovare pronto per cogliere al volo quella residua probabilità di vittoria ancora rimasta.
Quella palla poteva anche sbattere contro l’anello e ritornare lentamente più o meno da dove il tiro era stato scagliato. Ma ci ha provato e già questo ha di per sé un valore inestimabile.
Pochi secondi, pochi attimi e quella famosa sliding door può mutare per ognuno di noi il corso degli eventi. Spesso, però, non è neanche il risultato ciò che conta o che gratifica, ma la prospettiva da cui si parte e si arriva.
Stare sempre sul pezzo, come si suol dire, è già di per sé sinonimo di impegno, di aver cercato una rotta nonostante vicissitudini avverse o tutt’altro che in linea con la propria predefinita tabella di marcia. E poter dire a se stessi di non aver lesinato nulla, senza avere alcun rimorso o rimpianto.
Tirare o non tirare? Meglio “volare bassi”, attendere il suono della sirena con la palla ancora tra le mani? Oppure armarsi di quel sano coraggio e gettare il cuore oltre l’ostacolo, a prescindere da come vada, per vedere comunque, mutuando da quella nota canzone di Enzo Jannacci, l’effetto che fa?
Stiamo vivendo gli ultimi scampoli di questo 2021: tempo di bilanci e di buoni propositi. Questa può essere forse una buona predisposizione per andare incontro all’anno che verrà: un anno tutto da costruire, colmo di opportunità.
Certo non sarà facile, perché, al di là delle situazioni personali, c’è un contesto mondiale sanitario, economico e politico che non ci fa stare tranquilli. Ma occorre difendere il nostro “essere umani”: pieni di risorse, di occasioni e di capacità. Non chiudiamoci nel fatalismo o nella paura, ma proviamoci, perché le nostre possibilità vanno ben oltre i pronostici e possono sorprendere. Persino noi stessi.
“Il modo migliore per predire il futuro è crearlo” (Abraham Lincoln).






