L’arte spiegata dai bambini

Confesso che ho molta difficoltà a cogliere l’arte moderna e contemporanea. Più si fa astratta ed essenziale, più mi chiedo cosa vi sia di artistico.

Mi è capitato recentemente di visitare Città di Castello e ho avuto un incontro ravvicinato col suo più illustre cittadino: Alberto Burri.

L’approccio è stato un misto di rabbia e indignazione: credo che l’Ama a Roma sappia sistemare meglio buste di plastica e altri rifiuti.

Sapientemente la guida ha cercato di introdurre me e gli altri visitatori a quelle “ferite”: l’uomo del Novecento che ha visto due guerre mondiali, la Shoah, che ha vissuto lo smarrimento per la perdita dei punti di riferimento universali non può più esprimersi attraverso canoni estetici finti perché lontani dalla realtà: la Primavera di Botticelli è sogno e pura evasione, la realtà è cruda e schietta materia.

Ci sta. Ma sacchi vecchi li vedo pure vicino ai bidoni dell’immondizia e non sono capolavori.

Al solito le cose che sfuggono ai grandi e ai loro ragionamenti cerebrali sanno coglierle perfettamente i bambini. Così mio figlio di 5 anni mi ha fatto lezione sulle avanguardie artistiche.

Prima di portarcelo temevo che avrebbe distrutto il museo. Invece ha ammirato le opere a lungo e le ha volute fotografare, comprando persino un puzzle per riprodurle a casa.

Mentre osservava un dipinto nero a cui erano letteralmente appiccicati pezzi di stoffa, pure essi neri, gli ho chiesto se il quadro rappresentasse dei mostri. Mi ha candidamente risposto: “Ma no! È un lenzuolo”.

Io continuavo a sforzarmi per leggerci qualcosa di altro, capire il messaggio metafisico dell’autore. Invece Gabriele mi ricordava che non dovevo andare oltre, ma guardare le cose per quello che sono.

Così mi si sono chiariti i canoni per leggere queste opere: la creazione artistica non intende riprodurre un’immagine bella e ideale, ma leggere nelle cose, accostarle con curiosità, dare vita a ciò che sembra morto, attribuire dignità a ciò che viene emarginato.

La nuda verità non ha bisogno di acconciature. La storia, anche quella più marginale, se accolta, custodita, osservata, apprezzata, ha molto da dire.

Allora mi sono avvicinato di nuovo a mio figlio che osservava un buco nero di plastica rossa bruciata e mi ha detto: “I rossi e i neri di Burri mi piacciono molto!” Ho replicato: “Preferisco Botticelli”.

Ma cercherò di sforzarmi per arrivare al suo livello. E capire Burri anch’io.

“Bisogna sempre spiegargliele le cose ai grandi (….). I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano a spiegargli tutto ogni volta (Antoine De Saint Exupéry).