Tomorrow will be a good day
Questo il titolo del suo libro, che sembra quasi la versione riveduta e corretta in lingua inglese del nostro “Andrà tutto bene”. Poi tutti ci rendiamo conto di come la situazione complessiva stia procedendo effettivamente.
Ma a Sir Tom Moore, dall’alto del suo secolo di vita – solo da qualche giorno tramutatasi nella sua dimensione ultraterrena – di quel domani poco sarebbe importato, se non l’aspetto più importante per una persona che non c’è più: lasciare il segno per essere considerato un modello. Anche, anzi soprattutto, per i giovani.
Non parliamo di un eroe, anche se il capitano di Sua Maestà Britannica era un pluridecorato veterano di guerra, ma di una persona che ha semplicemente esaltato la forza di una speranza e non si è arreso di fronte a niente e a nessuno.
Al volante, si fa per dire, di un deambulatore, suo compagno di viaggio dopo l’operazione a un anca, con la sua andatura dinoccolata ma sempre fiera, a 99 anni ha percorso per cento volte il giro del giardino di casa sua allo scopo di raccogliere fondi a favore della sanità pubblica britannica nella lotta contro il Covid-19. Il risultato finale: 35 milioni di euro!
Quando si dice la dura legge del contrappasso: niente vaccino per lui, in quanto colpito dalla polmonite che lo ha definitivamente fiaccato dopo essere risultato positivo al Coronavirus, ma tanti, anche grazie alla sua impresa, leggendaria per un uomo della sua veneranda età, si salveranno.
Non esiste scientificamente il dna dell’eroe. È la vita stessa che genera determinati comportamenti, che spesso maturano nei contesti sociali all’apparenza più “normali” e scattano per situazioni imponderabili e scevre da ragionevoli ispirazioni. Il pensare, tuttavia, che possa essere sempre l’altro l’autore di gesti di siffatta grandezza può indurre inconsciamente ad autoalimentare in noi stessi l’alibi di affidare sempre al prossimo la risoluzione di ogni criticità.
Un uomo, che nel suo cammino su questo mondo si è imbattuto in grosse difficoltà (dal secondo conflitto bellico alla malattia della moglie, con tutto ciò che passa in mezzo) e che ha avuto anche la dignità di non abbassare la guardia di fronte alla malattia sulla soglia dell’età a tre cifre, ha dimostrato di saper mantenere, nonostante tutto, la voglia di vivere.
Voglia, che si è concretizzata nel manifestare, con i mezzi e le forze a sua disposizione, gli ideali in cui, ormai vecchio, continuava a credere, da instancabile combattente.
Il suo esempio rappresenta una sferzata di energia sbandierata sulle nostre esistenze, più fresche di anni, ma spesso stanche e inclini a piangersi addosso e a lamentarsi del nulla.
La sua storia è un inno alla vita, che resta pur sempre una meravigliosa opportunità, in ogni circostanza e senza limiti anagrafici.
“Tomorrow will be a good day”. Se lo vogliamo.
Io prometto di continuare a vivere come se mi aspettassi di vivere per sempre. Nessuno diventa vecchio vivendo semplicemente un certo numero di anni. La gente diventa vecchia quando abbandona i propri ideali. Gli anni possono corrugare la pelle, ma arrendersi corruga l’anima (Generale Douglas MacArthur).
