In questo Carnevale è l’amore che vale
Una particolare combinazione quest’anno fa coincidere la domenica di Carnevale con la festa di San Valentino: un’occasione che ci permette un ritorno alle origini.
Verso la metà di febbraio gli antichi romani celebravano i Lupercalia, una festa sfrenata e trasgressiva, legata alla rinascita della natura attraverso il simbolico passaggio nel caos e nel disordine.
La festa, proprio come il futuro Carnevale, si accompagnava alla pratica del mascheramento, della sostituzione di persona, di rumorosi cortei, con l’idea che il pervertimento dell’ordine consentisse al mondo di rigenerarsi.
Il senso di rinascita era evidenziato nei festeggiamenti da oscenità che avvenivano in strada, evocanti una florida fertilità attraverso una sensualità libera e dissoluta.
Talmente oltre ogni tollerabilità, queste usanze primordiali vennero condannate già nel tardo impero e con l’avvento del cristianesimo “convertite”: il 14 febbraio, giorno del martirio di San Valentino, fu celebrato quale festa dell’amore eterno, puro e fedele, come quello che si giurano gli innamorati, sull’esempio del santo, cui la tradizione attribuisce già in vita interventi a favore di futuri sposi contrastati nella realizzazione del loro sogno.
Ma torniamo al 2021. Mascherati lo siamo ormai da molti mesi, non con l’eleganza di Venezia né col brio brasiliano, bensì con un presidio sanitario che ci copre, ci nasconde, ci confonde.
In questo caso il motivo proprio non è quello di sovvertire un ordine costituito, anzi. Ma il senso e la speranza sottesi sono gli stessi: transitare verso una rinascita, un nuovo ciclo di vita.
Quest’anno, lontano dal chiasso dei carri mascherati e delle folle festanti per vie, viviamo un Carnevale dimesso, quasi dimenticato, ma con l’auspicio che le sfilate di persone in attesa di tampone o di vaccino, i travestimenti del viso e la pioggia di gel igienizzanti al posto delle stelle filanti siano un’efficace pratica propiziatoria.
E l’amore che oggi celebriamo, oltre e insieme a quello di ogni coppia che si guarda teneramente negli occhi, al di sopra della mascherina, è quello generoso e disinteressato di quel corteo di donne e di uomini che ormai da un anno, instancabilmente, stanno difendendo e celebrando la vita.
Penso a operatori sanitari, medici, farmacisti e ricercatori, forze dell’ordine e volontari, sacerdoti e insegnanti. Ma anche famiglie con diverse generazioni sotto lo stesso tetto, lavoratori dei supermercati, addetti alle consegne a domicilio, insieme a tutti coloro che, per gli incarichi rivestiti, devono assumere comunque decisioni complesse. E poi quelli che sono stati costretti a rinunciare alla propria attività per non mettere tutti a repentaglio.
Oggi idealmente li collochiamo tutti sul grande carro allegorico dell’amore e li applaudiamo mentre ci passano davanti, verso un trionfo sempre più vicino.
A tutti, Buon San Valentino.
Il solo Tempio veramente sacro è il mondo degli uomini uniti dall’amore.
(Lev Tolstoj)
