La nuova croce della modernità

Per durata, ripercussioni, coinvolgimenti e tragicità la guerra tra Ucraina e Russia rappresenta di gran lunga l’evento per il quale sono maggiormente calamitate le attenzioni dei media in questi ultimi tempi. Tanto da far passare in secondo piano – lo spazio di un trafiletto, giusto per occupare un vuoto – la notizia di ben 4 morti sul lavoro verificatesi il giorno di Venerdì Santo.

Senza voler essere irriverenti o blasfemi rispetto al perpetuarsi di una memoria che affonda le sue radici a oltre 2000 anni fa e alla stretta attualità bellica alle porte dell’Europa, quella degli incidenti sul lavoro può essere definita la nuova croce della modernità.

Trasversale è sia l’ambito territoriale in cui i recenti episodi si sono verificati che la carta d’identità delle vittime, quasi a voler significare che nella nostra nazione non vi sono isole felici né, tantomeno, fasce d’età immuni e preservate dal triste fenomeno.

L’orizzonte si sposta dal Nord al Sud, da giovani alle loro prime esperienze in fabbrica o sui cantieri, in alternanza con il ciclo di studi ancora in corso, a persone nel pieno della loro carriera lavorativa o a quelle ormai prossime ad appendere al chiodo gli attrezzi del mestiere per conseguire la meritata pensione.

In questo ideale e amaro viaggio attraverso lo stivale, le storie che emergono hanno quasi tutte, almeno all’apparenza, lo stesso filo conduttore, tendente ad attribuire alla fatalità di un destino avverso gli eventi luttuosi e a ricercare, purtroppo solo a posteriori e quando è ormai troppo tardi, le precise responsabilità da ascrivere.

Una cosa è certa: parlare di malasorte nel mondo del lavoro quando il tema si riconduce alla (mancata) sicurezza significa essere sconfitti in partenza e senza voler affrontare con gli strumenti giusti una piaga sociale di così vaste dimensioni.

Evidentemente l’annus horribilis che ci siamo lasciati alle spalle ha insegnato nulla. Neanche un crudele bilancio di 1000 decessi, oltre tre al giorno – qualcuno sostiene che siano stati addirittura oltre 1400 se ampliamo dinamiche e tipologie dei sinistri – e sapere di tante famiglie spesso private dell’unica fonte di reddito certa.

Se i ritmi continueranno ad essere tali, il 2022 è destinato a superare il 2021 in termini di sinistra contabilità. Secondo l’Osservatorio nazionale di Bologna, considerando i lavoratori non iscritti all’Inail e quelli “in nero”, siamo già a quota 351 vite spezzate. Senza contare le morti per Covid.

Il fronte su cui intervenire resta duplice. C’è chi si muove nel rispetto delle leggi, pur necessitando di tenere sempre all’avanguardia “impianto” organizzativo e struttura operativa anche alla luce delle innovazioni tecnologiche, che presuppongono una costante rimodulazione del criterio di valutazione dei rischi.

Ma c’è chi si ostina imperterrito ad operare in un ambito di illegalità assoluta, nonostante le azioni condotte a diversi livelli nell’ottica di inasprire i controlli e rendere ancora più rigide e sanzionabili le normative specifiche.

Cultura della sicurezza e sicurezza come valore: in questo binomio il vero investimento.